La morte di don Antonio Mazzi ha suscitato un’ondata di cordoglio in tutta Italia. Tra i tanti messaggi pubblicati nelle ore successive alla notizia, uno dei più commentati è stato quello di Fabrizio Corona.
L’ex fotografo dei vip ha condiviso una storia su Instagram con una fotografia del sacerdote e poche parole che hanno colpito molti utenti:
«Ci siamo sempre scontrati, ma quando ho avuto bisogno, ci sei stato e mi hai tirato fuori dalla galera. R.I.P. Don ❤️ Il tuo paradiso ti attende.»
Una frase breve, ma significativa, soprattutto considerando il rapporto complicato che negli anni ha legato i due. Un rapporto fatto di aiuto, riconoscenza, polemiche pubbliche e dichiarazioni molto dure da entrambe le parti.
Chi era Don Antonio Mazzi
Don Antonio Mazzi, scomparso all’età di 96 anni, è stato uno dei sacerdoti più conosciuti e influenti d’Italia nel campo del recupero delle persone in difficoltà.
Nato a Verona nel 1929, dedicò la sua vita all’educazione dei giovani, alla lotta contro le dipendenze e al sostegno delle persone emarginate. La sua convinzione era semplice ma rivoluzionaria: dietro ogni errore c’è una persona che merita una possibilità per ricominciare.
Nel 1984 fondò la Comunità Exodus, una realtà che negli anni è diventata un punto di riferimento nazionale per il recupero di ragazzi con problemi di tossicodipendenza, dipendenze comportamentali, disagio sociale e percorsi di reinserimento.
Attraverso le numerose sedi distribuite sul territorio italiano, migliaia di persone hanno trovato un ambiente dove ricostruire la propria vita, basato su responsabilità, lavoro, educazione e fiducia.
La sua figura è sempre stata caratterizzata da uno stile diretto, spesso controcorrente, che lo ha reso uno dei sacerdoti più presenti nel dibattito pubblico italiano.
L’incontro con Fabrizio Corona
Il nome di don Mazzi tornò al centro dell’attenzione mediatica nel 2015, quando Fabrizio Corona ottenne l’affidamento ai servizi sociali dopo un lungo periodo trascorso in carcere.
Fu proprio la Comunità Exodus ad accoglierlo.
Prima ancora del suo ingresso, don Mazzi gli scrisse una lettera diventata molto nota. In quelle righe spiegava chiaramente che nella comunità non avrebbe ricevuto privilegi rispetto agli altri ospiti, ma allo stesso tempo gli riconosceva qualità umane e la possibilità concreta di cambiare vita.
Durante quel periodo Corona partecipò alle attività quotidiane della comunità, svolgendo lavori di servizio e seguendo il percorso previsto per tutti gli ospiti.
In quei mesi sembrava essersi instaurato un rapporto di fiducia tra i due, destinato però a deteriorarsi negli anni successivi.
Lo scontro pubblico tra Corona e Don Mazzi
Con il passare del tempo il rapporto cambiò radicalmente.
Corona iniziò a raccontare pubblicamente la propria esperienza in modo molto diverso rispetto all’immagine che era emersa durante il periodo trascorso a Exodus.
Uno dei momenti più significativi arrivò nel 2018, quando, ospite della trasmissione Non è l’Arena, dichiarò di aver visto don Mazzi soltanto un paio di volte durante tutto il suo percorso nella comunità.
Secondo Corona, il sacerdote non lo avrebbe seguito personalmente e avrebbe utilizzato mediaticamente il suo nome per dare visibilità alla comunità.
Le sue dichiarazioni fecero molto discutere.
Don Mazzi rispose respingendo con decisione quelle accuse. Spiegò di essere stato tra le persone che più si erano impegnate affinché Corona ottenesse l’affidamento ai servizi sociali e precisò di aver scelto personalmente la comunità in cui inserirlo, anche per proteggerlo dall’assedio dei giornalisti.
Aggiunse inoltre che, pur non essendo presente quotidianamente nella struttura, seguiva costantemente il percorso di Corona attraverso i responsabili della comunità e veniva aggiornato sul suo andamento.
Da quel momento le frecciatine reciproche non si fermarono.
Don Mazzi criticò più volte il comportamento di Corona, arrivando anche a definirlo provocatoriamente “un pirla che si crede chissà cosa”, pur ribadendo di non aver mai smesso di credere nella possibilità che potesse maturare e cambiare.
Corona, invece, continuò a sostenere di non essersi sentito realmente accompagnato durante il percorso e di ritenere che il sacerdote avesse cercato anche un ritorno mediatico dalla sua presenza nella comunità.
Due versioni profondamente diverse della stessa storia che hanno alimentato per anni un acceso confronto pubblico.
Il messaggio che ha sorpreso tutti
Proprio per questo motivo il messaggio pubblicato da Corona dopo la morte di don Mazzi ha assunto un significato particolare.
Nonostante gli scontri, le accuse e le numerose polemiche, l’ex fotografo dei vip ha scelto di ricordare un aspetto preciso della loro storia.
Ha riconosciuto pubblicamente che, nel momento più difficile della sua vita, don Mazzi gli tese una mano.
La frase “mi hai tirato fuori dalla galera” richiama infatti il periodo dell’affidamento ai servizi sociali e il ruolo avuto dalla Comunità Exodus nel suo percorso fuori dal carcere.
È un riconoscimento che va oltre le divergenze maturate negli anni e che restituisce l’immagine di un rapporto complesso, nel quale gratitudine e conflitto hanno convissuto fino all’ultimo.
L’eredità di Don Mazzi
Al di là del rapporto con Fabrizio Corona, l’eredità lasciata da don Antonio Mazzi è molto più ampia.
Per oltre quarant’anni ha dedicato la propria vita al recupero di giovani, detenuti, tossicodipendenti e persone in grave difficoltà, costruendo una rete di comunità che ancora oggi continua a operare in tutta Italia.
Ha sempre sostenuto che nessuno dovesse essere identificato esclusivamente con i propri errori e che ogni persona meritasse almeno un’occasione per ricominciare.
Una visione che ha guidato il suo lavoro fino agli ultimi anni di vita e che continua a rappresentare il principio fondante della Fondazione Exodus.
Anche per questo il messaggio pubblicato da Corona assume un valore simbolico: racconta come, nonostante le polemiche e le profonde incomprensioni, il ricordo di chi ha offerto una possibilità nei momenti più difficili possa sopravvivere agli scontri.



