Una stampa libera è considerata uno dei pilastri delle democrazie moderne. Eppure, negli ultimi anni, l’Italia ha perso posizioni nelle principali classifiche internazionali dedicate alla libertà di informazione. Tra le cause indicate da osservatori e organizzazioni internazionali ci sono anche le cosiddette querele temerarie, uno strumento che continua ad alimentare il dibattito sul rapporto tra diritto di cronaca e tutela della reputazione.
Perché l’Italia è tra i Paesi europei con meno libertà di stampa? Il peso delle querele temerarie
Ogni anno organizzazioni internazionali analizzano il livello di libertà di stampa nei diversi Paesi del mondo. Tra queste, una delle più autorevoli è Reporters Without Borders (RSF), che pubblica il World Press Freedom Index, una classifica costruita prendendo in considerazione diversi fattori: indipendenza dei media, quadro normativo, sicurezza dei giornalisti, pluralismo dell’informazione, contesto politico, economico e sociale.
Nell’edizione 2026 della classifica, l’Italia è scesa dal 49º al 56º posto su 180 Paesi, confermando una tendenza che ha riacceso il dibattito sulla tutela della libertà di informazione nel nostro Paese.
Come viene valutata la libertà di stampa?
La classifica non misura la qualità del giornalismo né il numero di quotidiani presenti in uno Stato.
L’obiettivo è diverso: valutare se i giornalisti possano svolgere il proprio lavoro in modo libero, indipendente e senza pressioni indebite.
Tra gli elementi presi in considerazione figurano:
- il pluralismo dell’informazione;
- l’indipendenza dei media;
- il quadro legislativo;
- la sicurezza dei giornalisti;
- le pressioni politiche ed economiche;
- le intimidazioni e le minacce.
Per questo motivo una posizione meno favorevole nella classifica non significa necessariamente che in un Paese non esista libertà di stampa, ma indica la presenza di criticità che, secondo gli osservatori internazionali, possono rendere più difficile il lavoro dei professionisti dell’informazione.
Che cosa sono le querele temerarie?
Tra i temi più discussi negli ultimi anni ci sono le cosiddette querele temerarie, conosciute anche con l’acronimo inglese SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation).
Si tratta di azioni legali che, secondo molte organizzazioni impegnate nella tutela della libertà di stampa, possono essere utilizzate non solo per difendere la reputazione di una persona, ma anche per esercitare una pressione su giornalisti, attivisti o ricercatori attraverso procedimenti lunghi e costosi.
È importante distinguere questo fenomeno dal diritto di querela.
Ogni cittadino ha infatti il diritto di tutelare la propria reputazione quando ritiene di essere stato diffamato.
Il problema nasce quando un’azione giudiziaria viene utilizzata in modo strumentale per scoraggiare la pubblicazione di informazioni di interesse pubblico, indipendentemente dall’esito finale del procedimento.
Il costo di una causa può influenzare la libertà di informare?
Uno degli aspetti più discussi riguarda proprio il peso economico di un procedimento giudiziario.
Anche quando un giornalista ritiene di aver lavorato correttamente, affrontare una causa significa spesso sostenere spese legali, dedicare tempo alla difesa e convivere per mesi o anni con l’incertezza dell’esito.
È proprio da qui che nasce una riflessione.
Se difendersi da una causa richiede risorse economiche importanti, il rischio di un lungo contenzioso può scoraggiare chi dispone di meno mezzi?
Non esiste una risposta semplice.
Tuttavia, numerose organizzazioni che si occupano di libertà di stampa sostengono che il cosiddetto effetto dissuasivo rappresenti uno dei principali problemi delle querele temerarie: alcune inchieste potrebbero non essere pubblicate, oppure essere affrontate con maggiore prudenza, per timore delle conseguenze economiche e giudiziarie.
Perché questo tema riguarda tutti i cittadini
La libertà di stampa viene spesso percepita come un tema che interessa soltanto i giornalisti.
In realtà riguarda l’intera società.
Un’informazione libera permette ai cittadini di conoscere fatti di interesse pubblico, comprendere fenomeni complessi e partecipare in modo consapevole al dibattito democratico.
Per questo motivo il confronto sulle querele temerarie non riguarda soltanto chi scrive gli articoli, ma anche il diritto dei cittadini a ricevere informazioni complete e verificate.
Il dibattito in Europa
Negli ultimi anni anche le istituzioni europee hanno dedicato crescente attenzione al fenomeno delle SLAPP, promuovendo strumenti per contrastare le azioni giudiziarie considerate abusive e rafforzare la tutela di giornalisti e altri soggetti impegnati nel dibattito pubblico.
L’obiettivo non è limitare il diritto di chi si ritiene diffamato a rivolgersi alla giustizia, ma trovare un equilibrio tra la tutela della reputazione e la salvaguardia della libertà di informazione.
Conclusioni
La posizione dell’Italia nelle classifiche internazionali sulla libertà di stampa rappresenta uno spunto per riflettere sul rapporto tra informazione, giustizia e democrazia.
Il diritto di cronaca e il diritto alla tutela della reputazione sono entrambi valori fondamentali che devono convivere in equilibrio.
Il dibattito sulle querele temerarie nasce proprio da questa esigenza: garantire che chi svolge attività giornalistica possa raccontare fatti di interesse pubblico senza intimidazioni, nel rispetto della legge e dei diritti di tutte le persone coinvolte.
Perché una stampa libera non tutela soltanto i giornalisti. Tutela, prima di tutto, il diritto dei cittadini a essere informati.
Fonti
- Reporters Without Borders – World Press Freedom Index
- Metodologia del World Press Freedom Index
- Approfondimento sulla posizione dell’Italia nel 2026
- Media Freedom Rapid Response – Italia e libertà di stampa



