Ischia, dall’Isola Verde all’isola che non c’è: tagli ai collegamenti marittimi e residenti lasciati a terra

Alilauro limita al sabato le ultime corse serali, Medmar cancella alcuni collegamenti del fine settimana. Gli armatori denunciano il caro carburante, ma il nodo riguarda anche la programmazione regionale: chi tutela davvero il diritto alla mobilità degli isolani?

Ischia è l’Isola Verde, una delle destinazioni turistiche più conosciute del Golfo di Napoli. Ma prima ancora di essere una meta da promuovere, è una comunità nella quale migliaia di persone vivono, lavorano, studiano e hanno bisogno di raggiungere quotidianamente la terraferma. È da questa realtà che bisogna partire per comprendere la portata delle nuove riduzioni dei collegamenti marittimi entrate in vigore a novembre.

Le modifiche riguardano in particolare le ultime partenze serali di Alilauro e alcuni collegamenti Medmar tra Ischia, Procida e Pozzuoli. Una contrazione che arriva proprio con l’inizio della stagione invernale, quando i flussi turistici diminuiscono, ma le necessità dei residenti restano le stesse.

Dietro le nuove tabelle degli orari c’è una questione che va oltre il disagio dei singoli passeggeri: il rapporto tra le scelte delle compagnie, le autorizzazioni regionali e la responsabilità delle istituzioni nel garantire la continuità territoriale.

Alilauro, le ultime corse serali restano soltanto il sabato

Il dato più significativo riguarda i collegamenti veloci tra Napoli Beverello e Ischia.

Il prospetto ufficiale pubblicato da Alilauro per il periodo dal 4 novembre al 31 dicembre 2026 indica che la partenza delle 20:20 da Napoli Beverello verso Ischia e quella delle 19:10 da Ischia verso Napoli sono previste soltanto il sabato.

Fino al 2 novembre, secondo la ricostruzione pubblicata da Il Golfo 24, entrambe le partenze erano autorizzate quotidianamente. Dal 3 novembre, invece, il nuovo quadro degli accosti ne prevede l’effettuazione esclusivamente il sabato, lasciando scoperti gli altri giorni della settimana.

Non si tratta di un dettaglio organizzativo. La corsa delle 20:20 da Napoli rappresenta un collegamento serale utilizzato da chi deve rientrare sull’isola dopo il lavoro, lo studio o altri impegni sulla terraferma. La partenza delle 19:10 da Ischia risponde, allo stesso modo, alle esigenze di chi deve raggiungere Napoli nel tardo pomeriggio.

La ricostruzione de Il Golfo 24 attribuisce la limitazione al quadro regionale degli accosti: negli altri giorni non sarebbero disponibili gli spazi autorizzati necessari per effettuare quelle partenze. Una circostanza che sposta il confronto anche sul piano delle responsabilità amministrative.

Se il problema dipende dalle autorizzazioni e dalla programmazione degli accosti, la domanda non può essere rivolta soltanto alla compagnia. È necessario capire chi abbia stabilito questa organizzazione e perché non sia stata garantita la disponibilità di quelle fasce orarie durante tutta la settimana.

Medmar, soppressioni tra Ischia e Pozzuoli e tra Procida e Pozzuoli

Diversa è la situazione relativa a Medmar.

Come riportato da la Repubblica il 4 novembre e confermato da Fanpage, la compagnia ha disposto la soppressione, nella giornata di sabato, dei collegamenti tra Ischia Porto e Pozzuoli in entrambe le direzioni. La domenica le modifiche riguardano invece i collegamenti tra Procida e Pozzuoli.

Si tratta di tratte importanti per la mobilità delle comunità isolane, soprattutto per chi deve spostarsi con un veicolo o organizzare viaggi legati al lavoro e alle necessità familiari.

Le due vicende, quella di Alilauro e quella di Medmar, hanno quindi caratteristiche differenti: nel primo caso le ultime corse veloci vengono mantenute soltanto il sabato; nel secondo sono state annunciate specifiche soppressioni nei collegamenti del fine settimana.

Il risultato, tuttavia, è una riduzione delle possibilità di spostamento proprio in un periodo nel quale il trasporto marittimo serve prevalentemente chi vive sulle isole e non chi le visita per turismo.

Il caro carburante e il rincaro del 130 per cento denunciato dagli armatori

Le compagnie di navigazione hanno indicato nell’aumento del prezzo del carburante una delle ragioni principali delle riduzioni.

Secondo quanto riferito dagli armatori a la Repubblica e ripreso da Fanpage, il costo del carburante avrebbe registrato un aumento del 130 per cento nell’arco di pochi mesi. Un rincaro che, secondo gli operatori, non sarebbe stato compensato neppure dagli adeguamenti tariffari introdotti nei mesi precedenti.

La difficoltà economica del settore merita attenzione. Gestire collegamenti marittimi comporta costi significativi e la diminuzione dei passeggeri durante la bassa stagione può incidere sulla sostenibilità delle singole corse.

Ma il problema non può essere affrontato soltanto attraverso il rapporto tra costi e ricavi delle compagnie. Quando si parla di collegamenti essenziali per comunità insulari, entra in gioco anche la responsabilità pubblica.

La Regione Campania distingue infatti tra servizi di continuità territoriale, soggetti a obblighi di servizio pubblico e compensazioni economiche, e collegamenti svolti in regime di libero mercato, che integrano l’offerta senza gli stessi obblighi.

È una distinzione decisiva: non tutte le corse sono sottoposte alla medesima disciplina e non ogni riduzione costituisce automaticamente una violazione degli obblighi di servizio. Ma proprio per questo occorre capire quali collegamenti siano considerati essenziali, quali siano garantiti e quali strumenti siano disponibili per evitare che le esigenze dei residenti restino scoperte.

Il caro carburante può rappresentare una difficoltà reale per gli operatori. Non può però diventare l’unica risposta quando a essere compromessa è la mobilità quotidiana di un’intera comunità.

Il nodo degli accosti e la responsabilità della Regione Campania

La vicenda delle corse serali riporta al centro la programmazione regionale.

La Regione Campania ha approvato, con deliberazione di Giunta n. 653 del 29 settembre 2025, il quadro dei fabbisogni essenziali di mobilità marittima, elaborato da ACaMIR. Il documento individua le esigenze essenziali di collegamento con le isole dell’arcipelago campano, considerando le fasce orarie di interesse per l’utenza nei diversi periodi dell’anno, della settimana e della giornata.

Successivamente, il quadro è stato sottoposto a una verifica di mercato per accertare l’interesse degli operatori a svolgere i servizi individuati anche senza compensazione economica. La Giunta regionale ha preso atto degli esiti con la deliberazione n. 554 del 12 ottobre 2026.

Questi atti dimostrano che la Regione ha avviato un percorso di pianificazione dei servizi marittimi. Ma il quadro dei fabbisogni e la verifica di mercato non coincidono automaticamente con il provvedimento che disciplina gli accosti delle singole partenze.

Ed è proprio su quest’ultimo che si concentra una parte importante della contestazione.

Il Comitato Civico per i Trasporti Marittimi di Ischia, secondo quanto riferito da Cronache della Campania il 5 novembre, ha formalizzato una diffida alla Regione chiedendo il ripristino dei collegamenti soppressi e un intervento urgente delle istituzioni.

Nella contestazione riportata dalla testata, il Comitato sostiene che il piano degli accosti alla base delle limitazioni sarebbe stato approvato già nel marzo 2026, quindi prima degli aumenti del carburante denunciati dagli armatori. La questione sollevata è precisa: se la programmazione che ha determinato la riduzione delle corse era già stata definita mesi prima, il rincaro energetico non può essere considerato l’unica spiegazione delle modifiche.

È un punto che chiama direttamente in causa la Regione e sul quale servono risposte: quali criteri hanno determinato la distribuzione degli accosti? Perché le partenze serali non sono state mantenute anche negli altri giorni? E quali margini esistono per rivedere la programmazione?

Il tavolo permanente annunciato a giugno: adesso servono risposte

La questione assume un ulteriore rilievo se si considera quanto annunciato dalla stessa Regione Campania il 3 giugno 2026.

Dopo i disagi registrati nei collegamenti tra Pozzuoli, Ischia e Procida, il vicepresidente regionale con delega ai Trasporti, Mario Casillo, aveva annunciato l’istituzione di un tavolo tecnico permanente per affrontare le criticità dei collegamenti marittimi.

Il comunicato ufficiale della Regione indicava tra gli obiettivi la costruzione di una programmazione stabile, il monitoraggio delle corse e la tutela del diritto alla mobilità dei residenti, coinvolgendo anche i Comuni, la Capitaneria di Porto e le società di navigazione.

A distanza di alcuni mesi, le nuove riduzioni rendono inevitabile una verifica dei risultati di quel percorso.

Secondo quanto riportato da Il Golfo 24, la Regione avrebbe chiesto alle compagnie di non procedere con ulteriori riduzioni e avrebbe convocato gli operatori per un incontro fissato al 10 novembre, con l’assessore Casillo.

Il confronto sarà importante, ma non basterà convocare gli armatori per risolvere il problema. Occorre arrivare a decisioni concrete, con indicazioni precise sulle corse da garantire e sulle responsabilità di ciascun soggetto coinvolto.

La continuità territoriale non si declama: si garantisce

In certi momenti, prima ancora di immaginare nuovi orizzonti, bisognerebbe avere il buon senso di guardare quello che sta accadendo sotto i propri occhi. Perché mentre si moltiplicano iniziative, proposte e appelli in nome della mobilità degli isolani, c’è chi rischia concretamente di non riuscire più a tornare a casa a un orario che fino a ieri rappresentava una normale possibilità.

Ed è qui che la narrazione si scontra con la realtà. La continuità territoriale è un tema troppo serio per diventare uno slogan politico, una parola d’ordine da rispolverare al momento opportuno o, peggio ancora, uno strumento per alimentare consenso facendo leva su un problema che tocca profondamente la vita degli isolani. I diritti dei cittadini non possono trasformarsi in materiale da campagna permanente, mentre le necessità quotidiane restano senza risposte.

La mobilità non è una vetrina nella quale esibire proposte suggestive. È lavoro, salute, famiglia, studio e diritto di tornare a casa. Prima di guardare lontano, sarebbe opportuno accorgersi di ciò che si sta perdendo a pochi passi.

Perché la continuità territoriale non si proclama nei discorsi e non si misura in applausi o consensi: si dimostra con i collegamenti che si garantiscono, con quelli che non si cancellano e con le risposte che si danno ai cittadini. Il resto rischia di essere soltanto una bella narrazione politica, mentre la realtà, al porto, continua ad aspettare.

Ischia non può essere un paradiso da promuovere in estate e un problema da gestire in inverno. Non può essere strategica quando si parla di turismo e periferica quando si tratta di garantire il diritto a tornare a casa.

Dall’Isola Verde all’isola che non c’è: il rischio è che, insieme alle corse, scompaia anche la certezza di poter vivere su questo territorio senza sentirsi cittadini di serie B.

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