Dopo 234 presenze e 146 gol, CR7 annuncia il ritiro dalla selezione lusitana con un messaggio pubblicato sui social. Dall’esordio nel 2003 alla conquista dell’Europeo del 2016 e delle due Nations League: il racconto di una carriera che ha cambiato la storia del calcio portoghese.
È arrivato il momento di restituire quella maglia numero 7 che per oltre due decenni è diventata molto più di un semplice numero. Cristiano Ronaldo ha annunciato il proprio addio alla Nazionale portoghese, mettendo fine a una delle più straordinarie avventure individuali e collettive della storia del calcio internazionale.
L’annuncio è arrivato il 5 novembre 2026 attraverso un video pubblicato sui suoi canali social. A 41 anni, il fuoriclasse portoghese ha scelto di salutare la selezione con cui ha scritto pagine indelebili, lasciando un’eredità sportiva difficilmente replicabile. Una decisione che segna la conclusione di un percorso iniziato nell’agosto 2003 e proseguito per 23 anni, tra record, successi, sconfitte dolorose e momenti entrati nella memoria di milioni di tifosi.
«È arrivato il giorno di restituire la maglia numero 7 della nostra Nazionale», ha dichiarato Ronaldo nel suo messaggio di commiato. Parole che racchiudono il peso emotivo di una scelta maturata nel tempo e che accompagna la fine di un capitolo straordinario, senza però significare l’addio al calcio giocato: il portoghese continuerà infatti la propria attività a livello di club con l’Al Nassr.
L’esordio nel 2003: nasce la storia di CR7 con il Portogallo
Quando Cristiano Ronaldo indossò per la prima volta la maglia della Nazionale maggiore, nell’agosto 2003, era un ragazzo di appena 18 anni. Il debutto arrivò contro il Kazakistan, in una partita vinta dal Portogallo per 1-0. In quella squadra c’erano già campioni affermati, tra cui Luís Figo, simbolo di una generazione che aveva contribuito a riportare il calcio portoghese ai vertici internazionali.
Ronaldo era una promessa del calcio europeo, un giovane esterno offensivo dotato di velocità, tecnica e capacità di saltare l’uomo. Nessuno poteva immaginare con certezza quanto sarebbe diventato importante per la propria Nazionale.
Il primo grande appuntamento arrivò nel 2004, quando il Portogallo ospitò il Campionato europeo. Ronaldo segnò il suo primo gol nella competizione contro la Grecia, proprio nella fase a gironi, e contribuì al percorso della squadra fino alla finale. La sconfitta contro gli stessi greci, che conquistarono sorprendentemente il titolo, lasciò una ferita sportiva profonda. Per il giovane Cristiano fu anche il primo assaggio di quanto potesse essere sottile il confine tra la gloria e la delusione.
Dal Mondiale 2006 alla consacrazione internazionale
Due anni più tardi, in Germania, Ronaldo partecipò al suo primo Mondiale. Il Portogallo raggiunse le semifinali, fermandosi davanti alla Francia, prima di concludere il torneo al quarto posto dopo la sconfitta nella finale per il terzo posto contro la Germania.
Quella competizione contribuì a consolidare la sua posizione tra i protagonisti del calcio internazionale. Ronaldo non era più soltanto un talento emergente: stava diventando uno dei volti più riconoscibili della Nazionale.
Negli anni successivi arrivarono altre esperienze europee e mondiali. Il Portogallo partecipò a EURO 2008, EURO 2012 e ai Mondiali del 2010 e del 2014, senza riuscire però a conquistare un grande trofeo. Nel frattempo, Ronaldo aveva assunto un ruolo sempre più centrale, fino a diventare il punto di riferimento tecnico ed emotivo della squadra.
La sua crescita fu accompagnata da un’evoluzione tattica: da esterno rapido e imprevedibile si trasformò progressivamente in un attaccante completo, capace di incidere con il gioco aereo, la finalizzazione, i calci piazzati e una straordinaria continuità realizzativa.
EURO 2016: il trionfo che cambia la storia del Portogallo
Il momento più importante della sua carriera con la Nazionale arrivò in Francia, nell’estate del 2016.
Il Portogallo si presentò al Campionato europeo con l’ambizione di competere per il titolo, ma senza partire tra i favoriti assoluti. Il cammino non fu semplice: la squadra superò la fase a gironi con tre pareggi, eliminò la Croazia agli ottavi, la Polonia ai rigori nei quarti e il Galles in semifinale.
La finale contro la Francia, disputata il 10 luglio 2016 allo Stade de France, è rimasta una delle immagini più emblematiche della carriera di Ronaldo.
Dopo un contrasto con Dimitri Payet, il capitano portoghese fu costretto a lasciare il campo nel primo tempo per un problema al ginocchio. Le lacrime, la delusione iniziale e la difficoltà di accettare l’impossibilità di continuare sembravano raccontare una serata destinata a trasformarsi in un’altra occasione mancata.
Ma Ronaldo non abbandonò idealmente i suoi compagni. Rimase vicino alla squadra, incitò i giocatori dalla panchina e visse la partita con la stessa intensità di chi era ancora sul terreno di gioco.
A decidere la finale fu il gol di Éder nei tempi supplementari. Il Portogallo vinse 1-0 e conquistò il primo Campionato europeo della propria storia.
Per Ronaldo fu il coronamento di un sogno inseguito per anni: alzare un grande trofeo con la maglia del proprio Paese. Un’immagine destinata a diventare uno dei simboli più forti della sua carriera.
La Nations League e un Portogallo ancora protagonista
Il successo del 2016 non rimase un episodio isolato. Nel 2019 il Portogallo conquistò la prima edizione della UEFA Nations League, superando i Paesi Bassi per 1-0 nella finale disputata a Porto.
Ronaldo fu protagonista soprattutto in semifinale contro la Svizzera, quando realizzò una tripletta nella vittoria per 3-1 che permise alla selezione lusitana di raggiungere l’ultimo atto.
Un altro successo arrivò nel 2025, quando il Portogallo conquistò nuovamente la Nations League, battendo la Spagna nella finale decisa ai calci di rigore dopo il pareggio nei tempi regolamentari e supplementari. Anche in quella circostanza Ronaldo contribuì al percorso della squadra, confermando la propria capacità di incidere anche in una fase avanzata della carriera.
Il suo palmarès con la Nazionale maggiore comprende quindi tre grandi trofei: EURO 2016 e due edizioni della UEFA Nations League, nel 2019 e nel 2025.
Sei Mondiali e sei Europei: una longevità senza precedenti
Uno degli aspetti più impressionanti della carriera internazionale di Ronaldo è la continuità. Il portoghese ha partecipato a sei edizioni della Coppa del Mondo: Germania 2006, Sudafrica 2010, Brasile 2014, Russia 2018, Qatar 2022 e Nord America 2026.
È stato il primo calciatore a segnare in sei diverse edizioni del Mondiale, un primato che racconta meglio di qualsiasi aggettivo la sua longevità ai massimi livelli. Complessivamente ha realizzato 11 reti nella competizione.
Anche agli Europei ha lasciato un segno straordinario. Ha preso parte a sei edizioni del torneo, dal 2004 al 2024, stabilendo numerosi primati per presenze e gol nella fase finale e nelle qualificazioni.
Nel 2026 ha così completato un percorso internazionale che attraversa oltre vent’anni di calcio, generazioni di giocatori e trasformazioni profonde del gioco.
234 presenze e 146 gol: i numeri di una leggenda
Le statistiche finali di Cristiano Ronaldo con il Portogallo sono impressionanti. Il fuoriclasse chiude la propria esperienza internazionale con 234 presenze e 146 gol, record assoluti nel calcio maschile per numero di partite disputate e reti realizzate con una Nazionale.
Ha superato il precedente primato di gol detenuto dall’iraniano Ali Daei, diventando il miglior marcatore di sempre a livello internazionale. Ha inoltre mantenuto per anni una continuità realizzativa eccezionale, riuscendo a segnare con la maglia del Portogallo per 23 anni consecutivi, dal 2004 al 2026.
Numeri che non raccontano soltanto la capacità di trovare la rete, ma anche la capacità di rimanere competitivo, di adattarsi a ruoli differenti e di continuare a rappresentare un riferimento per la propria Nazionale.
Il suo percorso non è stato privo di delusioni. Il Portogallo non ha mai conquistato la Coppa del Mondo durante la sua esperienza, fermandosi al quarto posto nel 2006 come miglior risultato. Anche le eliminazioni nelle successive competizioni hanno lasciato momenti difficili. Ma il bilancio complessivo resta quello di un protagonista assoluto della storia della selezione lusitana.
L’ultimo capitolo e il futuro senza la maglia numero 7
L’annuncio del 5 novembre arriva dopo mesi particolarmente delicati nel rapporto tra Ronaldo e la Nazionale. Le tensioni con il commissario tecnico Jorge Jesus e gli episodi legati al ritiro di settembre avevano alimentato interrogativi sul futuro del capitano.
La sua ultima presenza in campo con il Portogallo risale alla partita contro il Galles del 24 settembre 2026. La successiva vicenda disciplinare e il confronto con lo staff tecnico avevano contribuito ad alimentare le discussioni intorno alla sua permanenza.
Con il messaggio pubblicato sui social, Ronaldo ha però scelto di mettere fine alle incertezze e di comunicare personalmente la propria decisione. Il suo addio arriva dopo un percorso che lo ha visto diventare capitano, simbolo nazionale e riferimento per milioni di appassionati.
La Federazione portoghese ha espresso gratitudine e ammirazione per il contributo del giocatore, annunciando anche l’intenzione di organizzare un tributo per celebrare la sua carriera in Nazionale.
Il calcio portoghese dovrà ora abituarsi a immaginare una squadra senza il suo numero 7. Una responsabilità che passerà alle nuove generazioni, chiamate a raccogliere un’eredità sportiva e simbolica enorme.
L’eredità di Cristiano Ronaldo: quando una maglia diventa storia
Ci sono calciatori che attraversano un’epoca e altri che contribuiscono a definirla. Cristiano Ronaldo appartiene a entrambe le categorie.
Con il Portogallo ha conosciuto la delusione di una finale persa in casa, la sofferenza di un infortunio nel momento più importante, la gioia di un Europeo conquistato contro ogni pronostico e la soddisfazione di altri due grandi successi internazionali. Ha segnato in sei Mondiali, stabilito record destinati a rimanere nella storia e indossato la fascia di capitano per guidare una generazione di calciatori.
La sua carriera con la Nazionale non è stata soltanto una successione di numeri e trofei. È stata la storia di un ragazzo partito da Madeira, diventato un simbolo mondiale e capace di portare il Portogallo sul tetto d’Europa.
Adesso la maglia numero 7 sarà affidata al futuro. Ma ci sono numeri che non appartengono soltanto a chi li indossa: diventano parte della memoria collettiva di un Paese.
Cristiano Ronaldo lascia la Nazionale, ma non lascia la storia del Portogallo. Perché alcune leggende smettono di giocare, ma non smettono mai di appartenere al calcio.



