La morte di Jesús de Miguel, calciatore del Tenerife, dopo il violento scontro di gioco con il portiere dell’FC Andorra, Jesús Owono, ha scosso il mondo del calcio e aperto interrogativi sulle possibili conseguenze giudiziarie e sportive per il portiere equatoguineano.
Che cosa rischia Owono sul piano legale? E quali sanzioni potrebbero arrivare nell’ambito della giustizia sportiva? Per approfondire i diversi aspetti della vicenda, abbiamo intervistato l’avvocato Giuseppe Chiacchio, esperto di diritto sportivo, figlio di Eduardo Chiacchio, fondatore dello storico Studio Legale Chiacchio di Napoli.
Da oltre quarant’anni lo studio fornisce servizi di assistenza e difesa giudiziale e stragiudiziale, sia in ambito professionistico sia dilettantistico, a numerose società calcistiche e a figure del mondo dello sport, tra cui atleti, allenatori, preparatori atletici, medici, dirigenti, presidenti, agenti di calciatori e arbitri.
Nell’intervista, l’avvocato affronta il possibile inquadramento penale della vicenda, le conseguenze sul piano disciplinare e il tema della sicurezza degli atleti, senza nascondere il dolore per la tragica scomparsa del giovane calciatore.

Giuseppe Chiacchio, avvocato esperto in diritto sportivo, dello Studio Legale Chiacchio di Napoli.
Il profilo penale: quale posizione rischia il portiere dell’Andorra?
Avvocato Chiacchio, partiamo dall’aspetto giudiziario. Dopo la morte di Jesús de Miguel, quali potrebbero essere le conseguenze per Jesús Owono?
«Dal punto di vista legale, come d’ufficio, Owono sarà indagato per omicidio colposo».
Questa è la valutazione espressa dall’avvocato Chiacchio sul possibile inquadramento della vicenda sotto il profilo penale. La posizione del portiere dovrà naturalmente essere valutata dagli organi giudiziari competenti, attraverso gli accertamenti necessari a ricostruire quanto accaduto.
Giustizia sportiva: il rischio di una squalifica pesante
Al di là del procedimento penale, quali conseguenze potrebbe affrontare il portiere sul piano della giustizia sportiva? Si potrebbe arrivare anche alla radiazione?
«Sotto l’aspetto giuridico-sportivo, il portiere equatoguineano rischia una pesante squalifica, ma non la radiazione, in quanto nello sconsiderato intervento non sussisteva la volontà di causare la morte dell’avversario».
Secondo Chiacchio, la distinzione fondamentale riguarda proprio l’assenza della volontà di provocare la morte del calciatore. Un elemento che, nella sua valutazione, incide sulla possibile entità della sanzione sportiva.
Si potrebbe quindi parlare di una squalifica anche molto lunga, ma non definitiva?
«In sostanza, seppur innegabile che il fallo da gioco sia stato violentissimo, tuttavia l’intenzionalità di Owono non era quella di uccidere il suo avversario, per cui rischierà una sanzione annuale o pluriennale, ma non a vita».
La previsione dell’avvocato è dunque quella di una possibile sanzione di durata annuale o pluriennale, escludendo, nella propria valutazione, la radiazione a vita. Si tratta di un’interpretazione giuridico-sportiva e non di una decisione già assunta dagli organi competenti.
La sicurezza dei calciatori: servirebbero protezioni come quelle del rugby?
La tragedia riporta inevitabilmente l’attenzione anche sulla sicurezza degli atleti. L’utilizzo di protezioni al torace, simili a quelle indossate dai giocatori di rugby, potrebbe contribuire a evitare conseguenze così gravi?
Su questo aspetto Chiacchio preferisce mantenere una posizione prudente, precisando di non avere le competenze tecniche necessarie per esprimere una valutazione specifica.
«Dal punto di vista sportivo, da calciatore dilettante, non sono in grado di poter fare valutazioni tecniche sulla salvaguardia dei calciatori nel caso in cui indossassero delle protezioni tipo come quelle da rugby. In ogni caso, una ginocchiata al petto da parte di un avversario in corsa, dubito che possa non risultare rovinosa anche con le dovute imbottiture».
Una riflessione che evidenzia la difficoltà di stabilire se eventuali protezioni avrebbero potuto modificare l’esito di un impatto tanto violento. L’avvocato, tuttavia, non pretende di formulare conclusioni di carattere medico o scientifico, limitandosi a esprimere il proprio punto di vista.
Il dolore per la morte di Jesús de Miguel: «Si è spezzata una vita giovane in un modo atroce»
Al di là degli aspetti legali e sportivi, che cosa resta di questa vicenda?
Nel suo intervento, Chiacchio richiama anche un particolare della partita: lo scontro si è verificato al 97° minuto. Un dettaglio che lo ha portato a una riflessione personale, pur riconoscendone l’inutilità davanti a una tragedia simile.
«La prima cosa che ho pensato è che è accaduto al 97’, per cui se i minuti di recupero fossero stati 6 si sarebbe salvato, ma sono considerazioni inutili e fuori luogo».
Parole che restituiscono il senso di sgomento davanti a una morte arrivata durante una partita di calcio e che lasciano spazio, nelle battute finali, soltanto al dolore.
«Non mi sento di esprimere altro se non dolore, in quanto si è spezzata una vita giovane in un modo atroce. Ad oggi mi sento solo di fare una preghiera per Jesús de Miguel e per la sua famiglia».
Una tragedia che lascia aperti interrogativi sulle responsabilità e sulle possibili conseguenze giudiziarie e sportive, ma che prima di ogni altra considerazione richiama il dramma di una giovane vita spezzata e il dolore dei familiari.



