Rita De Crescenzo e la scimmietta, cosa c’è dietro la polemica: la petizione, gli esposti e il caso degli animali selvatici

La creator ha mostrato sui social una piccola scimmia che, secondo il suo racconto, sarebbe stata acquistata durante un viaggio in Egitto. I video hanno provocato forti reazioni e una petizione indirizzata a Meta e TikTok. Le firme hanno ormai superato quota 20mila. Ma la vicenda va oltre la polemica sui social: al centro ci sono la provenienza dell’animale, la normativa sulla fauna selvatica e il rischio di trasformare un primate in un semplice animale da compagnia.

Una piccola scimmia tenuta in braccio, nutrita con il biberon, vestita e mostrata sui social come un animale domestico. Sono bastati alcuni video pubblicati da Rita De Crescenzo durante il suo soggiorno in Egitto per trasformare quella che sembrava una semplice storia social in una vicenda molto più ampia, con la mobilitazione di associazioni animaliste, richieste di verifiche e una petizione che ha rapidamente raccolto migliaia di firme.

Secondo quanto raccontato dalla stessa creator nei suoi contenuti, la piccola scimmia sarebbe stata acquistata durante il soggiorno a Sharm el-Sheikh. Ma proprio sulla provenienza dell’animale sono emerse versioni differenti: in alcuni video De Crescenzo avrebbe parlato di un acquisto, mentre in un altro avrebbe raccontato di aver trovato l’animale dentro uno scatolone e di averlo salvato.

Al momento non risultano documenti pubblicamente mostrati che consentano di verificare quale sia l’effettiva provenienza della scimmietta.

È questo uno degli aspetti che rende la vicenda ancora aperta e sulla quale eventuali accertamenti delle autorità potrebbero fornire elementi decisivi.

Dalla scimmietta mostrata sui social alla petizione

La diffusione dei video ha provocato una forte reazione online. Le immagini hanno attirato critiche da parte di utenti, associazioni animaliste e altre personalità pubbliche, soprattutto per il modo in cui un animale selvatico molto giovane viene mostrato e trattato nei contenuti.

Il 9 agosto è stata lanciata su Change.org una petizione indirizzata a Meta e TikTok, con la richiesta di intervenire sui profili social della creator. Il testo della petizione sostiene che la pubblicazione dei contenuti possa favorire la normalizzazione dell’acquisto e della detenzione di animali selvatici come animali da compagnia.

Il numero delle sottoscrizioni è cresciuto rapidamente. Dopo aver superato le 13mila firme in circa 48 ore, la petizione ha continuato a raccogliere adesioni. Gli ultimi aggiornamenti disponibili parlano di oltre 20mila firme, mentre alcune testate locali hanno indicato quota 22mila.

La petizione non riguarda soltanto la richiesta di oscuramento degli account. Nel testo vengono sollevati interrogativi sulla provenienza del primate, sulla sua eventuale documentazione e sulla possibilità che l’animale sia stato acquistato e detenuto in violazione delle norme applicabili.

Parallelamente, sono state annunciate iniziative da parte di ambientalisti che chiedono verifiche sulla situazione dell’animale, con esposti rivolti anche all’Ambasciata italiana in Egitto e al Ministero dell’Ambiente.

Cosa sappiamo sulla scimmietta e cosa dicono le norme

Uno dei problemi principali è che dalle sole immagini pubblicate sui social non è possibile stabilire con certezza la specie dell’animale. Alcune fonti lo indicano come un esemplare verosimilmente appartenente al genere dei cercopitechi, ma questa identificazione non può essere considerata definitiva sulla base dei video.

Il tema normativo, invece, è concreto.

Il commercio internazionale di numerose specie di primati è regolamentato dalla CITES, la Convenzione di Washington che disciplina il commercio internazionale delle specie minacciate. In Italia la materia è regolata, tra l’altro, dalla legge 150 del 1992, che prevede sanzioni per determinate violazioni relative all’importazione, all’esportazione, al trasporto, al commercio e alla detenzione di esemplari tutelati privi della documentazione richiesta.

Anche la normativa egiziana prevede restrizioni sulla cattura, sul commercio e sulla detenzione di fauna selvatica. Secondo quanto riportato dalle associazioni che stanno seguendo il caso, la legge egiziana n. 4 del 1994 prevede limitazioni particolarmente stringenti per gli animali selvatici e per le specie protette.

C’è poi un ulteriore elemento: secondo le fonti che hanno analizzato il caso, dall’aprile 2026 in Egitto è in vigore una norma che vieta l’impiego di scimmie e altri animali negli spettacoli turistici e nelle strutture alberghiere.

Questo, però, non significa automaticamente che la vicenda di De Crescenzo costituisca un illecito già accertato. Per stabilirlo servirebbero verifiche sulla specie, sulla provenienza dell’animale, sulle modalità con cui sarebbe stato acquisito e sull’eventuale documentazione.

Al momento, infatti, non risultano accertamenti conclusi che abbiano stabilito pubblicamente una responsabilità della creator.

Il problema della separazione dalla madre

C’è poi un aspetto che va oltre la semplice questione legale.

La scimmietta mostrata nei video appare molto giovane. Le associazioni animaliste hanno sottolineato come la separazione precoce dalla madre e dal gruppo sociale possa avere conseguenze importanti sul benessere di un primate, che ha esigenze comportamentali e sociali molto diverse da quelle di un comune animale domestico.

Ed è proprio qui che la vicenda assume un significato più ampio.

Una scimmia può apparire tenera, buffa o persino divertente in un video. Può sembrare un animale domestico quando viene tenuta in braccio, vestita o nutrita con il biberon. Ma l’immagine che arriva allo spettatore non racconta necessariamente i bisogni reali dell’animale.

Il rischio, secondo le associazioni che hanno criticato la vicenda, è che un contenuto visto da milioni di persone possa contribuire a rendere normale l’idea che un cucciolo di primate possa essere acquistato e tenuto in casa come un cane o un gatto.

Una polemica che riguarda anche la responsabilità dei social

È forse questo il punto più interessante dell’intera vicenda.

Rita De Crescenzo dispone di un seguito enorme sulle piattaforme digitali. La dimensione del suo pubblico rende particolarmente rilevante il possibile effetto emulazione dei contenuti pubblicati.

Per questo la discussione non riguarda soltanto una creator e una scimmietta.

Riguarda anche il modo in cui gli animali selvatici vengono trasformati in contenuti: più un animale appare insolito, piccolo e “tenero”, più può diventare facilmente protagonista di video virali.

Ma la viralità può finire per cancellare il contesto: da dove proviene quell’animale? Perché è stato separato dalla sua famiglia? È stato catturato? È stato acquistato legalmente? Può essere trasportato da un Paese all’altro? E soprattutto: è davvero possibile garantire il suo benessere fuori dal suo ambiente naturale?

Sono domande che non possono essere risolte semplicemente attraverso i commenti sui social.

Allo stesso tempo, sarebbe sbagliato trasformare la vicenda in una condanna definitiva senza conoscere gli eventuali documenti e gli accertamenti delle autorità. Le dichiarazioni pubblicate online dalla stessa persona non sono, da sole, sufficienti a stabilire la legalità della provenienza o della detenzione dell’animale.

Ed è proprio per questo che la questione merita di essere approfondita.

Dalla risata all’indignazione: cosa resta davvero di questa storia

La vicenda ha generato reazioni molto diverse. Per alcuni utenti le immagini hanno suscitato tenerezza o curiosità; per altri hanno provocato indignazione e rabbia. Ma fermarsi alla contrapposizione tra chi difende De Crescenzo e chi la attacca significherebbe perdere il punto più importante.

Al centro della storia c’è un animale selvatico estremamente giovane, diventato improvvisamente protagonista di milioni di visualizzazioni.

La petizione, arrivata secondo gli ultimi aggiornamenti a oltre 20mila firme, dimostra quanto la questione abbia superato il semplice confine della polemica social.

Ora saranno eventuali verifiche ufficiali a chiarire da dove provenga realmente la scimmietta, come sia stata acquisita, quale sia la sua specie e se la sua detenzione e il suo eventuale trasferimento siano avvenuti nel rispetto delle norme.

Perché al di là di Rita De Crescenzo, dei video diventati virali e delle reazioni del pubblico, rimane una domanda molto più importante:

quanto siamo disposti a trasformare la vita di un animale selvatico in un contenuto da mostrare sui social?

Ed è forse questa la parte della vicenda che merita più attenzione.

Fonti

  • Corriere della Sera – aggiornamenti sulla petizione, sugli esposti e sulla vicenda della scimmietta.
  • la Repubblica – aggiornamento del 12 agosto sul superamento delle 20mila firme e sul rischio di emulazione.
  • Sky TG24 – ricostruzione della vicenda e quadro normativo.
  • Il Fatto Quotidiano – normativa, reazioni e posizione delle associazioni animaliste.
  • Fanpage/Kodami – approfondimento sul benessere del primate e sul rischio di emulazione.
  • Change.org – testo e contenuti della petizione.

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