Ustica, la Francia pronta a consegnare i documenti: la Procura di Roma verso il ritiro dell’archiviazione

Foto: Harvey Kneeslapper / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

Nuova svolta nell’inchiesta sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980. Parigi ha comunicato la disponibilità a trasmettere all’Italia documentazione relativa al caso, compresi atti del ministero della Difesa francese. Domani, 30 settembre, l’udienza davanti al Gip di Roma: la Procura è orientata a ritirare la richiesta di archiviazione.

La strage di Ustica torna al centro dell’inchiesta giudiziaria a 46 anni dalla caduta del DC-9 Itavia. La novità arriva dalla Francia, che attraverso i canali diplomatici ha comunicato la propria disponibilità a trasferire all’Italia la documentazione in suo possesso relativa alla vicenda. Gli atti, secondo quanto riferito nelle ultime ore, comprenderebbero anche documenti del ministero della Difesa francese collegabili alle richieste di cooperazione giudiziaria avanzate negli anni dalla Procura di Roma. 

Il nuovo scenario arriva alla vigilia dell’udienza fissata per mercoledì 30 settembre 2026 davanti al Gip di Roma, chiamato a occuparsi dell’opposizione alla richiesta di archiviazione dell’ultimo procedimento sulla strage. Alla luce della disponibilità francese, la Procura di Roma sarebbe orientata a ritirare la richiesta di archiviazione e a proseguire gli accertamenti. 

La notizia non significa, però, che siano già stati individuati nuovi responsabili della strage o che i documenti francesi contengano una ricostruzione definitiva di quanto accadde quella sera. Il dato accertato al momento è la disponibilità di Parigi a mettere a disposizione nuova documentazione e la conseguente intenzione della Procura romana di non chiudere l’indagine nel quadro che si era delineato con la precedente richiesta di archiviazione.

Ustica, la nuova svolta arriva dalla Francia

La comunicazione francese è arrivata attraverso una nota dell’ambasciata di Francia alla Farnesina. La documentazione è stata successivamente trasmessa, attraverso la Presidenza del Consiglio, al ministero della Giustizia e quindi alla Procura di Roma. Secondo le informazioni diffuse il 28 e 29 settembre, il materiale coprirebbe un periodo molto ampio, arrivando fino ai primi anni Novanta. 

Tra i documenti ci sarebbero anche atti del ministero della Difesa francese che potrebbero essere collegati alle rogatorie internazionali trasmesse negli anni dalla Procura di Roma. Le autorità francesi avrebbero inoltre manifestato la disponibilità a prendere in considerazione ulteriori richieste che dovessero arrivare dall’autorità giudiziaria italiana. 

È proprio questo elemento a rendere particolarmente rilevante la novità del 29 settembre: non si tratta soltanto dell’acquisizione di un singolo documento, ma della disponibilità dichiarata a collaborare anche rispetto a eventuali ulteriori richieste investigative.

Cosa accadde la sera del 27 giugno 1980

Per comprendere il significato della nuova fase dell’inchiesta bisogna tornare alla sera del 27 giugno 1980.

Il DC-9 Itavia IH870, partito da Bologna e diretto a Palermo, stava sorvolando il Mar Tirreno quando scomparve dai radar. L’aereo precipitò in mare nei pressi dell’isola di Ustica. A bordo si trovavano 81 persone: 57 passeggeri adulti, 12 bambini e 12 componenti dell’equipaggio. Non ci furono superstiti. 

Il primo allarme scattò quando il velivolo non rispose più alle comunicazioni con i centri di controllo. Le operazioni di ricerca iniziarono nella serata stessa e proseguirono nei giorni successivi. Furono recuperati numerosi resti dell’aereo e i corpi di parte delle vittime. 

Da quel momento iniziò una delle vicende giudiziarie più lunghe e complesse della storia italiana.

La domanda rimasta aperta: perché precipitò il DC-9?

Per decenni le indagini hanno preso in considerazione ricostruzioni differenti sulle cause della tragedia.

Una delle prime ipotesi fu quella di un’esplosione provocata da una bomba a bordo. Successivamente, le indagini si concentrarono anche sull’ipotesi di un evento esterno e di uno scenario di traffico militare nei cieli del Tirreno. La documentazione giudiziaria e parlamentare ha registrato negli anni differenti ricostruzioni e valutazioni tecniche, mentre il quadro investigativo è rimasto oggetto di controversie. 

Un passaggio importante è rappresentato dalle conclusioni del giudice istruttore Rosario Priore, che nell’ordinanza-sentenza del 1999 ricostruì la caduta del DC-9 come conseguenza di un evento esterno, inserendola in uno scenario di intercettamento militare. Il procedimento non portò tuttavia all’individuazione giudiziaria dei responsabili materiali dell’abbattimento. 

Parallelamente, sul piano civile, le decisioni giudiziarie hanno riconosciuto responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti in relazione alla sicurezza del volo e alla vicenda degli accertamenti e delle informazioni successivamente emerse. 

Questi elementi vanno distinti dall’indagine penale ancora oggetto degli ultimi sviluppi: non esiste oggi una sentenza penale definitiva che abbia individuato gli autori materiali della caduta del DC-9.

Perché la Francia è importante nell’inchiesta su Ustica

La Francia rappresenta uno dei Paesi sui quali gli investigatori italiani hanno concentrato una parte delle richieste di cooperazione internazionale.

Tra gli elementi richiesti negli anni figurano informazioni sull’attività degli aerei militari presenti nelle basi francesi di Solenzara e Sartène, sulla posizione della portaerei francese Foch, sulle rotte delle unità militari e sulle esercitazioni militari che si svolgevano nell’area del Mediterraneo in quel periodo. 

Secondo la ricostruzione pubblicata da ANSA, la magistratura italiana aveva rivolto per anni richieste a Parigi senza ottenere risposte ritenute esaustive su alcuni dei principali interrogativi investigativi. 

La nuova disponibilità francese assume quindi particolare rilevanza perché potrebbe consentire alla Procura di Roma di acquisire materiale che, fino a oggi, non era stato nella disponibilità degli investigatori italiani.

L’inchiesta di Roma e la richiesta di archiviazione

L’ultima fase giudiziaria della vicenda nasce da procedimenti aperti dalla Procura di Roma negli anni successivi, poi riuniti nell’ambito delle indagini sulla strage.

La Procura aveva presentato una richiesta di archiviazione il 5 marzo 2025, anche in considerazione delle difficoltà incontrate nella cooperazione giudiziaria internazionale e dell’impossibilità di individuare e dimostrare la responsabilità degli autori materiali dell’abbattimento. 

Alla richiesta si sono opposti i familiari delle vittime. Il procedimento è quindi arrivato davanti al Gip di Roma, con un’udienza fissata per il 30 settembre 2026. 

Ora, però, il quadro è cambiato.

La comunicazione arrivata dalla Francia ha portato la Procura a valutare il ritiro della richiesta di archiviazione e la prosecuzione degli accertamenti. Il procuratore di Roma Francesco Lo Voi dovrebbe rappresentare la nuova posizione della Procura nell’udienza di domani. 

Cosa può succedere adesso

Il passaggio del 30 settembre sarà quindi importante per stabilire quale sarà il futuro giudiziario dell’inchiesta sulla strage di Ustica.

La Procura potrà proseguire gli accertamenti acquisendo e analizzando la documentazione resa disponibile dalla Francia e valutando eventuali ulteriori richieste di cooperazione. Sarà necessario stabilire il contenuto effettivo degli atti, la loro rilevanza investigativa e l’eventuale presenza di elementi nuovi rispetto a quanto già esaminato negli oltre quattro decenni di indagini.

Per questo motivo, allo stato attuale, è prematuro parlare di una soluzione definitiva del caso.

La novità di queste ore è invece concreta: dopo decenni di richieste, la Francia ha comunicato la disponibilità a trasferire documentazione sulla vicenda e la Procura di Roma si prepara a non chiudere l’indagine con l’archiviazione. 

Ustica, 46 anni dopo la strage

La sera del 27 giugno 1980 rimane una delle pagine più dolorose della storia italiana. Ottantuno persone persero la vita a bordo di un volo civile partito da Bologna e diretto a Palermo. Da allora, familiari delle vittime, magistrati, tecnici, giornalisti e istituzioni hanno continuato a cercare di ricostruire con precisione cosa accadde nei cieli del Tirreno. 

A distanza di 46 anni, la nuova disponibilità della Francia apre dunque un altro capitolo giudiziario. Il materiale che arriverà a Roma dovrà essere esaminato dagli investigatori e confrontato con gli atti già presenti nell’inchiesta.

Il prossimo appuntamento è fissato per il 30 settembre 2026 davanti al Gip di Roma. Sarà quello il primo passaggio concreto per capire come proseguirà l’inchiesta sulla strage di Ustica.

Fonti: ANSA, La Stampa, Il Resto del Carlino, Il Fatto Quotidiano, Corriere della Sera, documentazione parlamentare del Senato e della Camera dei Deputati.

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