La protesta è scoppiata nella serata di mercoledì 30 settembre 2026 all’interno della Casa circondariale Don Bosco di Pisa. Alcune decine di detenuti si sono barricati in un reparto dell’istituto, impedendo per diverse ore l’accesso alla Polizia penitenziaria. Al centro della protesta ci sarebbe stato anche il presunto ritrovamento di microspie e altri dispositivi elettronici nelle celle. La situazione è rientrata nella mattinata di giovedì 1° ottobre, intorno alle 6:30. Quattro detenuti sono stati arrestati e non risultano feriti.
La protesta nel carcere Don Bosco
I disordini sono iniziati nel tardo pomeriggio di mercoledì 30 settembre, intorno alle 19, nel secondo reparto giudiziario del carcere Don Bosco. Secondo le prime ricostruzioni, circa 40 detenuti si sono barricati all’interno di una parte della struttura, chiedendo di poter incontrare la direttrice del carcere e il comandante della Polizia penitenziaria.
All’esterno dell’istituto sono arrivati numerosi agenti della Polizia penitenziaria, della Polizia di Stato e dei Carabinieri, mentre all’interno sono intervenuti anche i soccorsi del 118. La situazione è rimasta a lungo sotto osservazione, mentre proseguivano le trattative per riportare la situazione alla normalità.
Secondo le ricostruzioni successive, per impedire l’ingresso degli agenti sarebbero stati utilizzati anche quantitativi di olio versati sui percorsi e sui pavimenti, rendendo le superfici scivolose e creando un potenziale rischio legato all’infiammabilità del materiale.
Il presunto ritrovamento di microspie nelle celle
Tra le motivazioni della protesta c’è il presunto ritrovamento di microspie, microcamere e altri dispositivi elettronici all’interno di alcune celle. La circostanza è stata raccontata dagli stessi detenuti durante le dirette diffuse sui social e riportata dalle principali testate che hanno seguito la vicenda.
Secondo quanto riferito dai reclusi, nelle ore precedenti alcuni detenuti sarebbero stati fatti uscire temporaneamente dalle celle con la motivazione di una prova di evacuazione. Al loro rientro avrebbero poi notato la presenza dei dispositivi nascosti all’interno degli ambienti. Questa ricostruzione è stata riferita dai detenuti e riportata dalle fonti giornalistiche, ma dovrà essere verificata dagli accertamenti successivi.
È quindi importante distinguere tra quanto denunciato dai detenuti e ciò che è stato ufficialmente accertato: al momento non è corretto presentare come definitivamente provata ogni circostanza raccontata durante la protesta.
La rivolta trasmessa in diretta su TikTok
Uno degli elementi più particolari della vicenda è stata la possibilità di seguire alcuni momenti della protesta direttamente dall’interno del carcere attraverso TikTok.
Un detenuto ha utilizzato uno smartphone, nonostante il divieto di possedere telefoni cellulari all’interno dell’istituto, e ha trasmesso una diretta mostrando alcuni momenti della protesta. Nelle immagini si vedevano i detenuti barricati e, dall’altra parte delle strutture di separazione, gli agenti della Polizia penitenziaria impegnati nella gestione della situazione.
Secondo Il Tirreno, la diretta avrebbe raggiunto quasi 15 mila spettatori. Nel video sarebbero stati inoltre mostrati alcuni dispositivi elettronici che il detenuto indicava come le apparecchiature trovate nelle celle.
La possibilità di trasmettere una protesta dall’interno del carcere ha aggiunto un ulteriore elemento alla vicenda, sollevando interrogativi anche sulle modalità con cui il telefono è arrivato nella disponibilità dei detenuti.
Le tensioni durante la notte
Durante le ore della protesta sono stati segnalati momenti di forte tensione e, secondo alcune fonti, anche scontri tra detenuti e agenti della Polizia penitenziaria. Nelle dirette diffuse sui social alcuni reclusi hanno accusato gli agenti di averli colpiti con i manganelli e hanno denunciato condizioni particolarmente difficili all’interno dell’istituto.
Si tratta, in questo caso, di dichiarazioni rese dai detenuti durante la protesta e che devono essere distinte dai fatti già verificati. Le fonti concordano invece sulla presenza di una situazione di forte tensione e sull’intervento delle forze dell’ordine per riportare la situazione sotto controllo.
La protesta è rientrata: quattro arresti
La situazione è tornata alla normalità nelle prime ore di giovedì 1° ottobre. Secondo gli aggiornamenti diffusi in mattinata, la protesta è rientrata intorno alle 6:30, senza l’uso della forza e senza feriti.
Al termine dei disordini sono state arrestate quattro persone, ritenute responsabili di aver incitato la protesta. La Polizia penitenziaria è stata supportata da rinforzi provenienti anche da altre sedi della Toscana.
Restano ora da chiarire diversi aspetti della vicenda, a partire dalla natura e dalla provenienza dei dispositivi elettronici indicati dai detenuti, dalle modalità con cui lo smartphone è stato introdotto nel carcere e dalle eventuali responsabilità individuali legate ai disordini.
Il sovraffollamento del carcere Don Bosco
La protesta riporta inoltre l’attenzione sulle condizioni della Casa circondariale Don Bosco. Il sovraffollamento è stato indicato tra gli elementi di malcontento manifestati dai detenuti durante la protesta.
Le condizioni dell’istituto rappresentano quindi un ulteriore elemento di contesto da considerare nella ricostruzione della vicenda, insieme alle contestazioni relative ai presunti dispositivi di sorveglianza.
Cosa succede adesso
Con la protesta rientrata e i quattro arresti effettuati, l’attenzione si sposta ora sugli accertamenti successivi. Sarà necessario verificare la natura dei dispositivi trovati nelle celle, ricostruire come siano stati collocati e chiarire come sia stato possibile utilizzare uno smartphone dall’interno del carcere durante i disordini.
La vicenda del Don Bosco mette così insieme tre elementi distinti: la protesta dei detenuti, il presunto ritrovamento di dispositivi di sorveglianza e la diffusione in tempo reale delle immagini attraverso TikTok.



