Dalla decapitazione della statua della Madonnina alla rissa all’alba: Ischia, c’è un problema di sicurezza?

Vandalismi, aggressioni, risse, furti, truffe e segnalazioni dei residenti: nel pieno della stagione turistica una sequenza di episodi riporta al centro una domanda che l’isola non può evitare

«Deve passare agosto».

È una frase che, parlando con i residenti e leggendo le discussioni che accompagnano gli episodi di cronaca sui social, torna sempre più spesso.

Come se agosto fosse una parentesi da attraversare. Come se il grande afflusso turistico, la movida, le notti affollate e alcuni comportamenti difficili da gestire fossero qualcosa con cui convivere fino alla fine dell’estate, aspettando poi settembre per tornare alla normalità.

Ma perché dovrebbe essere necessario aspettare che passi agosto?

È questa la domanda dalla quale parte la nostra riflessione.

Perché Ischia non è un’isola da raccontare soltanto attraverso le sue bellezze, e raccontare le sue criticità non significa affatto definirla pericolosa. Significa fare informazione su un territorio che, proprio nel periodo in cui raggiunge il massimo della propria esposizione turistica, deve confrontarsi anche con episodi che meritano attenzione.

Nelle ultime settimane si sono susseguiti vandalismi, risse, aggressioni, furti e truffe. Alcuni fatti sono stati documentati dalle forze dell’ordine e dalla stampa. Altri sono stati raccontati direttamente dai cittadini attraverso i social.

Sono episodi diversi, che non possono essere messi tutti sullo stesso piano.

Ma quando si verificano in un arco temporale così ristretto, è legittimo chiedersi se esista un problema di prevenzione e di sicurezza sul quale sia necessario intervenire ancora di più.

La Madonnina della Pelara, decapitata per la terza volta

L’immagine dalla quale partire è quella della statua della Madonna della Pelara, a Panza, nuovamente decapitata.

Non è la prima volta. Secondo quanto denunciato dalla Pro Loco Panza e riportato dalla stampa locale, si tratta addirittura della terza volta che la statua viene danneggiata. Il fatto è stato rilanciato anche da Fanpage, che ha sottolineato proprio la reiterazione del vandalismo.

La Madonnina si trova nella zona della Baia della Pelara, in un’area suggestiva e relativamente isolata, raggiungibile attraverso un percorso a piedi.

Ed è proprio questo particolare a rendere il gesto ancora più significativo.

Non parliamo di un oggetto danneggiato casualmente lungo una strada di passaggio. Qualcuno ha raggiunto quel luogo e ha nuovamente scelto di vandalizzare la stessa statua.

Per la terza volta.

Non sappiamo chi sia stato né quali siano le motivazioni. Saranno gli eventuali accertamenti a stabilirlo.

Ma resta un dato: un gesto già compiuto due volte è stato ripetuto una terza volta.

E quando un episodio di vandalismo si ripete nello stesso luogo, la domanda sulla tutela e sul controllo del territorio diventa inevitabile.

È una domanda che assume un peso ancora maggiore se, contemporaneamente, nelle zone della movida si verificano episodi di tutt’altra natura.

La rissa all’alba e il racconto di una residente: «Non voglio imparare a scappare»

È alle prime luci del mattino che si concentra uno degli episodi più discussi di questi giorni.

Una violenta rissa ha coinvolto diversi giovani nella zona del Papaleo. Le immagini hanno mostrato una situazione rapidamente degenerata, con ragazzi finiti a terra e colpiti anche mentre erano già al suolo.

Ma, accanto alle immagini, è arrivata anche la voce di una ragazza residente che ha deciso di raccontare pubblicamente quello che sostiene di aver vissuto.

La sua vicenda sarebbe iniziata con un episodio apparentemente banale, seguito dal lancio di una bottiglia contro l’automobile sulla quale si trovava con alcuni amici. Dopo essersi fermati per chiedere spiegazioni, secondo il suo racconto, la situazione sarebbe rapidamente degenerata in un’aggressione.

Alcuni dei suoi amici sarebbero stati colpiti e fatti cadere a terra. La ragazza racconta di essere stata a sua volta afferrata per i capelli e fatta cadere mentre cercava di intervenire.

Il gruppo si è poi recato in ospedale e dai Carabinieri per denunciare quanto accaduto.

Ma il passaggio più importante del suo intervento non riguarda soltanto la violenza subita.

Riguarda il sentimento che quella violenza le ha lasciato.

La ragazza racconta infatti il senso di frustrazione davanti a chi, dopo un episodio del genere, le avrebbe sostanzialmente fatto notare che sarebbe stato meglio non fermarsi, non reagire, andarsene.

È proprio questa logica che lei rifiuta.

Il messaggio che emerge dal suo racconto è semplice: non vuole imparare a scappare.

Non vuole accettare l’idea che per sentirsi al sicuro sull’isola si debba semplicemente evitare di fermarsi, evitare determinati luoghi o rinunciare a uscire.

È una testimonianza personale, e come tale va distinta da una ricostruzione giudiziaria definitiva. Ma proprio per questo è importante: racconta la sicurezza attraverso gli occhi di chi vive sull’isola, non attraverso una statistica.

Ed è qui che quella frase — «deve passare agosto» — assume un significato diverso.

Non è una frase pronunciata dalla ragazza, ma è una frase che ricorre nei commenti e nelle conversazioni dei residenti quando si parla di questi episodi.

Come se la tranquillità fosse qualcosa che debba necessariamente tornare soltanto quando i turisti diminuiscono.

Un anno fa, la tragedia del Cuotto

E proprio oggi, 16 agosto, c’è una data che Ischia non può ignorare. È trascorso un anno dalla drammatica sparatoria avvenuta nella zona del Cuotto, a Forio, nel pieno del Ferragosto 2025. Quel pomeriggio una vicenda di natura familiare sfociò in una sequenza di violenza che provocò tre morti e il ferimento gravissimo di una donna. L’uomo che aveva aperto il fuoco rivolse poi l’arma contro se stesso e morì poco dopo in ospedale.

Un episodio completamente diverso, per dinamica e contesto, dai fatti raccontati in queste settimane e che non va sovrapposto ad essi. Ma il suo anniversario, proprio nel giorno di Ferragosto, riporta inevitabilmente al centro il tema della sicurezza in un’isola che in questi giorni raggiunge il massimo della propria presenza turistica.

C’è poi un elemento che, a distanza di un anno, merita almeno una domanda. Secondo le ricostruzioni investigative, l’uomo era sbarcato sull’isola con la pistola nello zaino e, una volta arrivato a Casamicciola, aveva anche noleggiato un’automobile per raggiungere il Cuotto. L’arma, risultata detenuta illegalmente e con la matricola abrasa, non fu intercettata prima che l’uomo potesse raggiungere la zona della tragedia.

Senza stabilire oggi che cosa avrebbe potuto o dovuto fare chi era preposto ai controlli, resta però una domanda legittima: controlli più incisivi agli sbarchi avrebbero potuto intercettare quell’arma prima che arrivasse sull’isola? È un interrogativo che riguarda la prevenzione e che, a un anno di distanza, non può essere completamente ignorato.

Un residente racconta un altro brutto episodio

La questione delle ore dell’alba ritorna anche in un’altra vicenda raccontata da Il Dispari.

Un cittadino ha riferito alla testata di essere stato avvicinato intorno alle 6.20 del mattino da un gruppo numeroso di giovani mentre si trovava all’interno della propria automobile.

Secondo il suo racconto, circa quindici ragazzi avrebbero circondato la vettura, aperto alcune portiere e tentato di entrare nell’abitacolo, mentre l’auto veniva scossa e il gruppo continuava a provocarlo.

Il residente ha riferito di aver presentato denuncia ai Carabinieri.

Nel racconto pubblicato da Il Dispari c’è anche un elemento ulteriore: circa mezz’ora dopo, lo stesso gruppo sarebbe stato nuovamente visto nella zona del Calise, dove avrebbe continuato a infastidire altre persone dirette verso Ischia Ponte.

Anche in questo caso è fondamentale distinguere il racconto del cittadino da un fatto giudiziariamente accertato. Ma la testimonianza, proprio perché raccolta e pubblicata da una testata giornalistica, rappresenta un ulteriore elemento del dibattito sulla sicurezza nelle ore immediatamente successive alla movida.

E ancora una volta ritorna l’alba.

Non la notte fonda, ma il momento in cui i locali stanno chiudendo e le persone cominciano a disperdersi.

Risse e discussioni che degenerano

Quello dell’alba non è però l’unico momento nel quale episodi apparentemente banali finiscono per trasformarsi in situazioni di violenza.

Il 26 luglio, in corso Vittoria Colonna, una discussione nata dopo un rimprovero rivolto a un bambino era degenerata in una rissa tra due famiglie. Tre persone erano finite al pronto soccorso e otto erano state denunciate; per tutti era stata inoltre proposta la misura del foglio di via dall’isola.

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza avevano contribuito alla ricostruzione dell’accaduto.

Anche qui il dato che colpisce è la sproporzione tra l’origine della discussione e il suo epilogo.

Un rimprovero, una parola di troppo, una provocazione: situazioni ordinarie che possono trasformarsi rapidamente in qualcosa di molto più grave.

E pochi giorni dopo un episodio analogo, per dinamica, si è verificato addirittura durante il viaggio verso l’isola.

La lite sul traghetto nata per una borsa

A bordo di un mezzo diretto a Ischia, una discussione sarebbe nata per una borsa appoggiata su un seggiolino.

Da una questione apparentemente banale si sarebbe arrivati a un alterco che ha richiesto l’intervento del personale di bordo.

Il traghetto ha quindi fatto scendere a Procida cinque persone coinvolte nella lite, successivamente identificate dalle forze dell’ordine, prima di proseguire verso Ischia.

Anche questo episodio, preso da solo, non dice nulla sulla sicurezza generale dell’isola.

Ma inserito nella successione di fatti di queste settimane mostra un elemento che ritorna: la rapidità con cui discussioni e conflitti possono degenerare, anche in contesti nei quali ci si aspetterebbe semplicemente di trascorrere una giornata o raggiungere la propria destinazione.

Furti e mezzi rubati: il racconto passa anche dai social

Poi ci sono i furti.

Non tutti gli episodi segnalati dai cittadini hanno trovato, almeno per ora, una conferma ufficiale pubblica e per questo vanno raccontati con la necessaria cautela.

Ma nelle ultime settimane sui social sono comparsi diversi appelli relativi a motorini rubati, accompagnati da fotografie e richieste di aiuto per ritrovare i mezzi.

Una residente ha raccontato il furto del proprio scooter, chiedendo agli altri cittadini di prestare attenzione e di segnalare eventuali avvistamenti.

In un altro caso è stato mostrato un Piaggio Porter al quale sarebbe stata asportata una portiera, con le immagini diffuse online.

Sono episodi diversi per dinamica e gravità, ma che hanno un elemento comune: la richiesta di aiuto rivolta alla comunità attraverso i social.

Non è corretto trasformare queste segnalazioni in dati ufficiali sulla criminalità.

È però altrettanto sbagliato ignorarle completamente.

Perché quando una persona perde il proprio mezzo, trova la propria automobile danneggiata o scopre che qualcuno ha sottratto una parte del veicolo, il problema della sicurezza diventa concreto e personale.

E la quantità di segnalazioni che si accumulano contribuisce inevitabilmente a costruire una percezione del territorio.

Le truffe agli anziani: un fenomeno concreto

C’è poi una criminalità meno visibile, ma non per questo meno preoccupante: quella che prende di mira gli anziani.

Nei mesi scorsi a Ischia sono stati documentati diversi episodi con il metodo del falso carabiniere o del falso appartenente alle forze dell’ordine.

A maggio due giovani erano stati arrestati dopo una truffa ai danni di un’87enne, alla quale erano stati sottratti 7mila euro. Il denaro era stato recuperato dai Carabinieri.

A luglio, invece, due minorenni di 15 e 16 anni erano stati denunciati dopo essere stati trovati con falsi tesserini e una placca della Polizia di Stato. Secondo gli investigatori, avrebbero avuto un ruolo in tentativi di raggiro ai danni di anziani sull’isola. In uno degli episodi ricostruiti, una vittima aveva già preparato migliaia di euro prima che l’intervento dei Carabinieri impedisse la consegna.

Sono episodi che appartengono a una dimensione diversa rispetto alla movida.

Ma ricordano che sicurezza significa anche proteggere chi è più vulnerabile, non soltanto intervenire quando una rissa esplode per strada.

Ferragosto porta nuovi controlli e nuovi episodi

E arriviamo ai giorni più delicati dell’estate.

Il weekend di Ferragosto ha portato un massiccio dispositivo di controllo sull’isola e a Procida. I Carabinieri hanno identificato 519 persone, controllato 304 veicoli e 28 imbarcazioni, elevato 20 sanzioni al Codice della strada e denunciato sette persone. 

Tra gli interventi più significativi, quattro giovani tra i 17 e i 26 anni sono stati denunciati per porto abusivo di armi. I Carabinieri hanno trovato quattro coltelli, tre nascosti tra borse e valigie e uno addirittura occultato nel costume da bagno. 

A Forio, nello stesso periodo, un 39enne in stato di alterazione è stato denunciato dopo avere disturbato persone in diversi locali e avere poi aggredito i Carabinieri e i soccorritori intervenuti. 

E ancora, i controlli hanno interessato anche gli stabilimenti balneari: a Casamicciola il titolare di un lido è stato denunciato per un evento con un numero di clienti superiore a quello consentito. 

Sono fatti che mostrano una cosa importante: la sicurezza durante Ferragosto non è un tema astratto.

Ma mostrano anche un’altra realtà: le forze dell’ordine stanno controllando il territorio e stanno intervenendo.

Ed è proprio da questa considerazione che, nella seconda parte della nostra analisi, dovrà partire la domanda più difficile.

Perché se i controlli ci sono, se le persone vengono identificate, se arrivano denunce e interventi, che cosa può essere fatto ancora per prevenire determinati fenomeni prima che si verifichino?

Perché il problema non è soltanto ciò che accade.

È anche il sentimento che quegli episodi lasciano a chi sull’isola vive tutto l’anno.

Ed è forse proprio qui che bisogna tornare a quella frase:

«Deve passare agosto».

Una frase che non dovrebbe mai diventare la risposta alla domanda sulla sicurezza di un territorio.

Perché agosto deve passare, certo. Ma non dovrebbe essere necessario aspettare settembre per tornare a sentirsi tranquilli.

I controlli ci sono. Ma adesso serve più prevenzione

C’è un dato che, prima di qualsiasi critica, va riconosciuto: le istituzioni si sono mosse.

Il 13 agosto, a pochi giorni da Ferragosto, il prefetto di Napoli Michele Di Bari è tornato a Ischia per presiedere il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Al tavolo erano presenti i sei sindaci dell’isola e i rappresentanti delle forze dell’ordine. Una riunione arrivata proprio nel momento più delicato della stagione turistica. 

Il dispositivo di sicurezza è stato rafforzato e i controlli intensificati. Il bilancio del weekend di Ferragosto parla di 519 persone identificate, 304 veicoli e 28 imbarcazioni controllate, 20 sanzioni al Codice della strada e sette persone denunciate. Quattro giovani sono stati denunciati anche per porto abusivo di coltelli. 

C’è inoltre un dato che non può essere ignorato: secondo quanto riferito dal Prefetto, nei primi sette mesi del 2026 l’indice di delittuosità sull’isola è fortemente diminuito rispetto allo stesso periodo del 2025. Proprio per questo, quest’anno non sono state riproposte le “zone rosse” adottate nell’estate precedente, pur mantenendo il potenziamento dei servizi. 

Sono dati importanti. E vanno raccontati.

Ma non chiudono la questione.

Perché la sicurezza di un territorio non si misura soltanto dal numero complessivo dei reati. Conta anche dove si concentrano i problemi, in quali fasce orarie e soprattutto quale sia la percezione di chi quel territorio lo vive ogni giorno.

Ed è qui che la discussione riguarda direttamente anche le amministrazioni locali.

La sicurezza non è soltanto una pattuglia

Un Comune non può impedire una rissa e non può sostituirsi a Polizia e Carabinieri.

Ma la sicurezza non è soltanto repressione.

È anche prevenzione, organizzazione e conoscenza del territorio: illuminazione, videosorveglianza, gestione degli spazi pubblici, Polizia Municipale, viabilità, coordinamento tra i sei Comuni e capacità di individuare in anticipo i luoghi e gli orari più esposti.

Nella prima parte abbiamo raccontato episodi diversi, ma con alcuni elementi ricorrenti: la movida, le ore successive alla chiusura dei locali, gruppi numerosi e soprattutto l’alba.

Se questi elementi tornano nelle cronache e nelle testimonianze dei cittadini, la domanda è semplice: si stanno concentrando abbastanza risorse proprio lì?

Non soltanto dopo una rissa.

Prima.

È questa la differenza tra intervenire sull’emergenza e governare il problema.

La movida è una risorsa. L’alba va governata

Su un punto bisogna essere chiari: la movida non è il problema.

I giovani hanno diritto di divertirsi e Ischia ha tutto l’interesse ad attrarre anche un pubblico giovane. Organizzare serate, musica ed eventi può essere positivo per il turismo e per l’economia dell’isola, soprattutto considerando che negli ultimi anni sono venuti meno alcuni storici punti di riferimento della vita notturna.

La possibilità di avere più musica e intrattenimento durante Ferragosto è quindi, in linea di principio, una scelta positiva.

Ma una maggiore presenza di persone comporta anche una maggiore responsabilità nella gestione dei flussi.

Se migliaia di giovani escono contemporaneamente dai locali, il momento più delicato può diventare proprio quello successivo alla chiusura.

Presidiare i punti di maggiore concentrazione, le vie di rientro, le aree vicine ai locali e le fasce orarie più esposte non significa militarizzare l’isola.

Significa fare in modo che il divertimento resti divertimento anche quando la serata finisce.

Affitti turistici e sbarchi: conoscere i flussi significa prevenire

C’è poi un tema che merita maggiore attenzione: gli affitti turistici.

A Ischia, durante l’estate, la popolazione presente aumenta enormemente. Esistono strutture regolari, ma anche un mercato di affitti brevi che in passato ha fatto emergere numerose irregolarità: nel 2025, su 200 controlli effettuati dalla Guardia di Finanza con la collaborazione delle polizie locali, furono accertate 52 violazioni. 

Questo dato non significa, naturalmente, che un affitto irregolare sia sinonimo di criminalità.

Il punto è un altro: un territorio che non conosce pienamente i propri flussi è un territorio più difficile da governare.

Controllare meglio le locazioni, verificare la regolarità delle strutture e avere una fotografia più precisa delle presenze non è soltanto una questione fiscale o amministrativa. È anche uno strumento di conoscenza del territorio.

Lo stesso vale per gli sbarchi.

I controlli nei porti già vengono effettuati e proprio durante Ferragosto le forze dell’ordine hanno intensificato le verifiche anche nelle aree portuali. 

Non si tratta di trasformare l’isola in una frontiera né di considerare sospetto chi arriva in vacanza.

Ma nei periodi di massima affluenza rafforzare il coordinamento tra i diversi corpi e utilizzare al meglio le informazioni disponibili sui flussi può rappresentare un ulteriore livello di prevenzione.

Il Pio Monte e quella domanda sulla gestione degli spazi pubblici

C’è poi un episodio che, pur appartenendo a una vicenda diversa, rappresenta bene un altro aspetto del problema: il degrado e la gestione del patrimonio pubblico.

Il Pio Monte della Misericordia di Casamicciola, acquisito dal Comune nel 2025 dopo decenni di abbandono, è stato utilizzato nel tempo anche come rifugio di fortuna da persone senza fissa dimora, nonostante il divieto di accesso.

Lo scorso luglio, all’interno del complesso, è stato trovato il corpo senza vita di un uomo. La vicenda è stata oggetto di un nostro approfondimento pubblicato a fine luglio, nel quale abbiamo ricostruito anche la lunga storia di degrado del Pio Monte, rimasto per decenni in condizioni di abbandono.

Non intendiamo attribuire all’amministrazione responsabilità per quella morte: non ci sono elementi per farlo e le cause del decesso appartengono agli accertamenti degli organi competenti.

Ma una domanda è assolutamente lecita:

se il bene era già nella disponibilità del Comune, sarebbe stato possibile controllarne meglio l’accesso?

È una domanda sulla prevenzione.

Ed è particolarmente attuale perché proprio l’11 agosto la Giunta di Casamicciola ha approvato il progetto esecutivo per il restauro della balaustra dell’ingresso principale del Pio Monte, con un intervento da 84.990,38 euro, finanziato con risorse della ricostruzione. Il recupero del complesso è parte di un più ampio programma di rigenerazione. 

Recuperare un bene storico è importante.

Ma recuperare significa anche metterlo concretamente in sicurezza, impedendo che uno spazio interdetto continui a essere accessibile e utilizzato come rifugio.

È un piccolo esempio, ma rende perfettamente l’idea di cosa significhi parlare di prevenzione oltre le pattuglie.

Dove possono fare di più le amministrazioni

La critica, quindi, non può essere semplicemente: “non fate nulla”.

Perché non sarebbe vero.

Il Prefetto è intervenuto. Le forze dell’ordine sono state potenziate. I controlli ci sono stati e continuano.

È stato fatto tutto quello che era possibile fare, nell’ambito delle rispettive competenze, per prevenire ciò che sta accadendo?

La domanda deve essere più scomoda:

È qui che le amministrazioni possono essere chiamate a uno sforzo ulteriore.

Più coordinamento tra i sei Comuni.

Più attenzione alle ore immediatamente successive alla movida.

Videosorveglianza realmente concentrata nei punti sensibili.

Più ascolto delle segnalazioni dei residenti.

Controlli più efficaci sugli immobili e sulle locazioni turistiche.

Una gestione più attenta degli spazi pubblici e del patrimonio comunale.

E soprattutto una capacità di programmare la prevenzione prima che arrivi l’emergenza.

Perché chi vive sull’isola paga le tasse e ha il diritto di chiedere non una sicurezza perfetta — che non esiste — ma il massimo sforzo possibile da parte delle istituzioni.

“Deve passare agosto” non può essere una strategia

E torniamo così alla frase dalla quale siamo partiti:

«Deve passare agosto».

No.

Agosto passerà comunque.

Ma non può essere la diminuzione dei turisti a riportare automaticamente la tranquillità.

Un’isola turistica deve essere capace di funzionare proprio quando è piena.

Deve poter offrire ai giovani la possibilità di divertirsi, agli operatori la possibilità di lavorare e ai turisti la possibilità di vivere Ischia senza paura.

E deve garantire ai residenti il diritto più semplice: uscire di casa, tornare all’alba, parcheggiare un motorino o vivere il proprio quartiere senza sentirsi costretti ad aspettare settembre.

Le forze dell’ordine stanno facendo la loro parte.

Il Prefetto ha dimostrato di mantenere alta l’attenzione.

Adesso la sfida riguarda anche chi amministra quotidianamente il territorio.

Perché la sicurezza non si misura soltanto da quante pattuglie arrivano dopo un problema. Si misura anche da quanti problemi si riescono a evitare prima che accadano.

E allora la domanda finale non è soltanto se Ischia sia un’isola sicura.

È questa:

quanto può diventarlo ancora, se tutti fanno davvero la propria parte?

Perché “deve passare agosto” non può essere una strategia di sicurezza.

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