Oltre un’ora di conversazione a Pulp Podcast tra politica, vita privata, tecnologia, satira e Movimento 5 Stelle. Grillo esclude la nascita di un nuovo partito, ma rivendica l’eredità del progetto originario e torna a criticare duramente l’attuale M5S e Giuseppe Conte.
Beppe Grillo è tornato a parlare pubblicamente e lo ha fatto lontano dai tradizionali palcoscenici politici: è stato ospite di Pulp Podcast, il programma condotto da Fedez e Mr. Marra. Un’intervista di oltre ottanta minuti nella quale il fondatore del Movimento 5 Stelle ha affrontato temi molto diversi tra loro, passando dalla politica alla tecnologia, dalla satira alla famiglia, dal rapporto con Gianroberto Casaleggio alla sua distanza dall’attuale Movimento.
Il punto centrale emerso dalla conversazione è però politico: Grillo non ha annunciato la nascita di un nuovo partito. Anzi, ha escluso questa possibilità spiegando di non avere, oggi, né il potere né gli strumenti organizzativi per costruire un nuovo soggetto politico. Ha però rivendicato la possibilità di continuare a fornire idee e intervenire nel dibattito pubblico.
Il Movimento 5 Stelle e la rottura con Conte
La parte più rilevante dell’intervista riguarda inevitabilmente il Movimento 5 Stelle.
Grillo ha ribadito di considerarsi ormai esterno al Movimento e ha ricordato di essere stato estromesso, precisando però di non avere rimpianti. Secondo la sua lettura, il M5S attuale sarebbe profondamente diverso da quello costruito negli anni della fondazione.
Il bersaglio delle sue parole è soprattutto Giuseppe Conte, che Grillo non nomina sempre direttamente ma identifica attraverso alcune delle sue ormai caratteristiche metafore. L’attuale Movimento viene descritto come trasformato in un partito tradizionale, mentre Grillo sostiene che sia venuto meno quello spirito originario che avrebbe dovuto distinguere il M5S dagli altri partiti.
Da qui arriva anche una delle affermazioni politicamente più significative: secondo Grillo, il Movimento dovrebbe cambiare nome e simbolo, lasciando all’attuale gruppo dirigente la responsabilità del percorso intrapreso. La sua posizione non coincide quindi con l’annuncio di una nuova forza alternativa: si tratta piuttosto della rivendicazione di un’identità originaria che Grillo considera ormai separata da quella dell’attuale M5S.
Casaleggio e le origini del progetto
Una parte importante della conversazione è dedicata a Gianroberto Casaleggio.
Grillo ha ricordato il rapporto personale e politico con il cofondatore del Movimento, descrivendolo come una figura complementare alla propria. Il racconto torna agli anni in cui i due ragionavano di internet, partecipazione, ambiente, energia e nuove tecnologie quando questi temi occupavano uno spazio molto diverso rispetto a oggi.
Grillo rivendica proprio questo elemento: secondo il suo racconto, alcune idee elaborate vent’anni fa sarebbero successivamente diventate temi centrali del dibattito pubblico, dalle comunità energetiche all’idrogeno fino alle stampanti 3D.
È una delle chiavi di lettura dell’intera intervista: Grillo non sembra voler semplicemente raccontare ciò che è stato, ma rivendicare la validità di alcune delle intuizioni che accompagnarono la nascita del Movimento.
Due mandati e politica senza professionismo
Un altro tema che Grillo ha dichiarato di considerare ancora attuale riguarda la struttura della politica.
Ha ricordato la sua vecchia proposta di limitare gli stipendi e soprattutto i mandati parlamentari, sostenendo ancora oggi il principio dei due mandati e poi del ritorno a un’attività amministrativa sul territorio.
È uno dei punti sui quali emerge con maggiore chiarezza la distanza tra il Movimento immaginato da Grillo e quello attuale. Nella sua ricostruzione, il progetto originario avrebbe dovuto evitare la trasformazione dei propri rappresentanti in politici professionisti. Oggi, secondo Grillo, quella caratteristica sarebbe venuta meno.
Nessun nuovo partito, ma nessuna intenzione di sparire
È forse questo il paradosso più interessante dell’intervista.
Da una parte Grillo nega l’intenzione di fondare un nuovo partito. Dall’altra non sembra voler chiudere definitivamente il capitolo politico.
Parla della possibilità di continuare a fornire idee, torna sulle origini del Movimento e lascia aperto il tema della propria presenza nel dibattito pubblico. In questo senso, la partecipazione a Pulp Podcast non appare come l’annuncio di una nuova organizzazione, ma come un ritorno alla parola pubblica dopo una fase di minore esposizione.
Il rapporto con Mario Draghi
Tra i passaggi più curiosi dell’intervista c’è anche il racconto del rapporto con Mario Draghi.
Grillo ha ricordato i contatti avuti con l’ex presidente del Consiglio e ha raccontato alcuni scambi caratterizzati dall’ironia, utilizzando metafore e frasi apparentemente senza senso come messaggi in codice.
Il racconto restituisce un’immagine diversa da quella dello scontro politico tradizionale: Grillo descrive il rapporto con Draghi attraverso l’ironia e la curiosità reciproca, mostrando anche uno degli aspetti del proprio modo di comunicare che considera fondamentale per comprendere le persone e le situazioni.
Vannacci, nazionalismo e cambiamenti della società
Spazio anche all’attualità politica italiana ed europea.
Grillo ha parlato della crescita dei movimenti nazionalisti e del fenomeno Roberto Vannacci, interpretandoli all’interno di un più generale cambiamento culturale e sociale.
Ha collegato il voto nelle periferie alla percezione del rapporto con gli stranieri e alla condizione economica, sostenendo che il problema non sarebbe semplicemente l’origine delle persone ma la condizione sociale e la competizione percepita per lavoro e risorse.
Si tratta, naturalmente, di una lettura espressa da Grillo durante l’intervista, non di un dato oggettivo presentato come conclusione scientifica.
Ciro e il racconto della vicenda familiare
Uno dei momenti più personali arriva quando la conversazione si sposta sul figlio Ciro Grillo.
È stato lo stesso Beppe Grillo a introdurre l’argomento, raccontando il periodo difficile attraversato dal figlio e sottolineando il suo percorso universitario e la scelta di studiare giurisprudenza con l’obiettivo di diventare avvocato penalista.
Grillo ha inoltre ribadito pubblicamente la convinzione del figlio di essere innocente e la volontà di difendersi. Ciro Grillo è stato condannato in primo grado a otto anni per violenza sessuale di gruppo; il procedimento giudiziario non va quindi confuso con la posizione personale espressa dal padre nell’intervista.
È un passaggio importante anche dal punto di vista comunicativo perché mostra un Grillo diverso da quello politico: per alcuni minuti il protagonista non è il fondatore del M5S, ma un padre che parla della vicenda giudiziaria del figlio e delle conseguenze che questa ha avuto sulla famiglia.
Il rapporto con la televisione e la censura
Grillo è tornato anche sulla propria carriera televisiva e sulla lunga storia di rapporti conflittuali con la televisione italiana.
Ha ricordato gli anni dei grandi ascolti, i rapporti con i dirigenti Rai e gli episodi legati alla censura e alla satira politica. Ha raccontato alcuni degli episodi che, nella sua ricostruzione, contribuirono progressivamente alla sua uscita dalla televisione.
Il tema della censura diventa così anche una riflessione sulla trasformazione della satira: secondo Grillo, quando esistevano maggiori limiti televisivi, la comicità trovava proprio nella necessità di aggirare quei limiti uno stimolo creativo.
La Rai, il giornalismo e il rapporto con Travaglio
Non poteva mancare una riflessione sull’informazione.
Grillo ha parlato del Fatto Quotidiano e di Marco Travaglio, chiarendo di non avere più rapporti con il direttore della testata ma riconoscendone comunque le qualità professionali.
Contemporaneamente ha espresso una valutazione molto critica sul giornalismo contemporaneo, definendolo una professione in difficoltà e contestando il ruolo attuale della Rai, che nella sua lettura avrebbe perso parte della propria funzione originaria.
Anche in questo caso, si tratta delle opinioni espresse da Grillo durante la conversazione, che vanno distinte dai dati oggettivi sul sistema dell’informazione italiano.
Tecnologia, intelligenza artificiale e futuro
L’intervista non è stata soltanto un confronto politico.
Grillo ha parlato anche di intelligenza artificiale, algoritmi, religione e futuro dell’umanità, muovendosi su un terreno più filosofico. Ha posto domande sul rapporto tra tecnologia, democrazia e capacità dell’uomo di governare strumenti che apprendono autonomamente.
Il tema attraversa buona parte del suo ragionamento: dalla politica affidata agli algoritmi alla trasformazione della società, fino alla possibilità che la tecnologia possa modificare profondamente il ruolo degli esseri umani.
È probabilmente uno degli aspetti che più richiamano il Grillo degli anni delle origini del Movimento: la convinzione che la politica debba confrontarsi con trasformazioni tecnologiche e sociali che spesso arrivano prima delle istituzioni.
Il Grillo comico e il bisogno di raccontarsi
La puntata ha infine riportato al centro anche Beppe Grillo uomo di spettacolo.
Sono emersi ricordi dei Festival di Sanremo con Pippo Baudo, degli anni della televisione, degli episodi di satira e dei rapporti con personaggi che hanno segnato la sua carriera.
Grillo ha inoltre raccontato la propria percezione di essere stato progressivamente escluso dalla memoria televisiva e culturale italiana, citando alcuni episodi che interpreta come una sorta di rimozione del suo ruolo nella storia della televisione e dello spettacolo.
Il significato dell’intervista
Nel complesso, la conversazione con Fedez restituisce un Grillo che non annuncia un nuovo progetto politico, ma torna a rivendicare uno spazio nel racconto della politica italiana.
Il filo conduttore sembra essere il confronto tra ciò che il Movimento 5 Stelle era nelle intenzioni dei suoi fondatori e ciò che è diventato negli anni successivi. Grillo rivendica il rapporto con Casaleggio, le idee originarie, la partecipazione dal basso, il limite dei mandati e l’attenzione alle trasformazioni tecnologiche. Allo stesso tempo, prende le distanze dall’attuale M5S e critica la leadership di Conte.
La novità, quindi, non è la nascita di un nuovo partito: quella ipotesi è stata esplicitamente respinta da Grillo.
La novità è piuttosto il ritorno di una figura che, pur dichiarandosi fuori dal Movimento, continua a rivendicarne l’eredità e a discutere pubblicamente di ciò che, secondo la sua visione, avrebbe dovuto rappresentare.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui l’intervista ha suscitato tanta attenzione: più che annunciare qualcosa, Grillo ha riaperto una conversazione sul passato, sul presente e sul possibile futuro del progetto politico che aveva contribuito a fondare.
Fonte: Pulp Podcast



