Fabrizio Corona è indagato dalla Procura di Lecce per due presunti episodi di diffamazione aggravata collegati alla vicenda del 17enne aggredito alla stazione ferroviaria di Galatina nell’aprile 2025. Il caso era stato al centro di una delle inchieste realizzate da Corona per il suo format “Falsissimo”. Il pm Francesco Ciardo ha chiesto una proroga di dodici mesi delle indagini preliminari.
La vicenda giudiziaria che coinvolge Fabrizio Corona nasce da una storia di cronaca che nella primavera del 2025 aveva avuto una forte eco sui social. Un ragazzo di 17 anni, di origini tunisine, era stato aggredito nei pressi della stazione ferroviaria di Galatina. Alcune immagini dell’aggressione erano state riprese e successivamente diffuse online, attirando l’attenzione dell’opinione pubblica e anche di Corona, che decise di occuparsi direttamente della vicenda attraverso i propri canali.
Oggi, a distanza di oltre un anno, quella stessa storia torna al centro dell’attenzione per un procedimento nei confronti dell’ex fotografo dei vip.
Le accuse e la richiesta della Procura di Lecce
Secondo quanto riferito da Antenna Sud e TeleRama, la Procura di Lecce contesta a Corona due presunti episodi di diffamazione aggravata. I fatti oggetto dell’inchiesta sarebbero avvenuti il 19 aprile 2025 e nel periodo compreso tra il 28 aprile e il 2 maggio dello stesso anno.
Al centro della contestazione ci sarebbero alcuni contenuti pubblicati da Corona sui propri canali social dopo la diffusione dei video dell’aggressione. Corona aveva indicato pubblicamente quelli che riteneva essere alcuni dei possibili responsabili del pestaggio e aveva deciso di recarsi personalmente a Noha, frazione di Galatina.
Proprio in quell’occasione aveva pubblicato una fotografia davanti al cartello d’ingresso del paese accompagnata dalla frase: «Ops, siamo venuti a prenderli». La presenza di Corona in Salento aveva generato momenti di tensione. Secondo la ricostruzione pubblicata all’epoca dal Fatto Quotidiano, l’arrivo a Noha era stato collegato anche alla realizzazione di materiale per una puntata del suo format online “Falsissimo”; la situazione era poi sfociata in un acceso confronto nei pressi del commissariato di Galatina con l’avvocato di alcuni dei minori coinvolti.

La denuncia di uno dei ragazzi coinvolti era già stata resa pubblica nell’agosto 2025. L’ANSA aveva riferito che un minorenne aveva denunciato Corona per diffamazione in relazione ad alcuni post nei quali venivano pubblicati nomi e riferimenti ai presunti responsabili dell’aggressione.
La richiesta arrivata ora dalla Procura rappresenta un ulteriore sviluppo di quella vicenda: il pubblico ministero Francesco Ciardo ha chiesto una proroga di dodici mesi delle indagini preliminari, ritenendo necessari ulteriori accertamenti. La richiesta è stata trasmessa alla gip del Tribunale di Lecce Tea Verderosa, che ha disposto la notifica dell’avviso a Corona. L’indagato dispone di cinque giorni dalla notifica per presentare eventuali memorie.
Dall’aggressione alla vicenda di “Falsissimo”
Per comprendere il nuovo procedimento bisogna tornare alla primavera del 2025. Il pestaggio del giovane alla stazione di Galatina era stato ripreso in video e le immagini erano circolate sui social prima di essere rimosse. La vicenda aveva portato gli investigatori a individuare diversi minorenni ritenuti coinvolti nell’aggressione. Secondo quanto riportato successivamente dall’ANSA, l’inchiesta sul pestaggio aveva portato all’adozione di cinque misure nei confronti di ragazzi tra i 14 e i 17 anni, mentre per altri due minori di età inferiore ai 14 anni erano state disposte misure in comunità educative.
Parallelamente all’indagine ufficiale, Corona aveva deciso di realizzare una propria ricostruzione della vicenda per “Falsissimo”. Il suo intervento non si era limitato alla pubblicazione di commenti sui social: l’ex fotografo aveva raggiunto il Salento insieme alla propria troupe, aveva cercato di parlare con persone legate alla vicenda e si era recato a Noha.
La sua presenza aveva attirato l’attenzione delle forze dell’ordine e aveva provocato momenti di tensione. Il Fatto Quotidiano aveva raccontato che, dopo essersi recato nei pressi dell’abitazione di uno dei minori coinvolti, Corona e il suo staff avevano seguito la vicenda fino alla zona del commissariato, dove si era verificato un acceso confronto verbale con l’avvocato della famiglia.
Nei mesi successivi, proprio alcuni dei contenuti pubblicati da Corona sono diventati oggetto della denuncia per diffamazione. Nell’agosto 2025 l’ANSA aveva già riportato che il minore che si riteneva diffamato contestava a Corona alcuni post nei quali, oltre ai nomi, sarebbero stati fatti riferimenti alla criminalità organizzata.
La nuova fase dell’inchiesta, dunque, riguarda le modalità con cui Corona avrebbe raccontato e rappresentato pubblicamente la vicenda, non la responsabilità penale dei minorenni per l’aggressione, che costituisce un procedimento distinto.
Al momento, è importante sottolineare che Corona è indagato e non condannato. La richiesta di proroga indica che la Procura intende proseguire gli accertamenti prima di arrivare alle successive determinazioni sul procedimento. Anche le contestazioni di diffamazione dovranno quindi essere verificate nel prosieguo dell’inchiesta.
La vicenda riporta così al centro dell’attenzione il rapporto tra cronaca, social network e iniziative investigative condotte direttamente da personaggi pubblici: nel caso di Corona, un intervento nato dalla volontà dichiarata di raccontare un’aggressione è successivamente diventato anche oggetto di un procedimento giudiziario.
Fonti
Antenna Sud; TeleRama News; ANSA; Il Fatto Quotidiano; la Repubblica.



