Le prime conclusioni della perizia psichiatrica riaccendono i riflettori sulla vicenda del 16 maggio. Gli accertamenti sui dispositivi hanno fatto emergere ricerche su Isis, Bin Laden e altri attentati. Ma sul terrorismo, al momento, non ci sono conclusioni definitive
Le prime conclusioni della perizia psichiatrica cambiano il quadro giudiziario attorno a Salim El Koudri, il 31enne accusato di aver travolto con la propria automobile diversi passanti nel centro di Modena il 16 maggio scorso. Secondo quanto emerso dagli accertamenti affidati agli esperti nominati dal GIP, El Koudri presenterebbe un disturbo psichiatrico, ma questo non avrebbe escluso la sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti. Si tratta, tuttavia, di conclusioni preliminari: l’elaborato definitivo sarà discusso in udienza il prossimo 2 ottobre.
La novità arriva a pochi mesi da quel pomeriggio di sangue che ha sconvolto Modena e dopo un’indagine che, fin dalle prime ore, ha cercato di comprendere non soltanto la dinamica dell’investimento, ma soprattutto le ragioni che portarono l’uomo a lanciarsi con la sua Citroën C3 contro le persone che passeggiavano in via Emilia Centro.
Il 16 maggio: l’auto sulla folla e l’intervento dei passanti
Era il pomeriggio di sabato 16 maggio quando l’auto guidata da El Koudri entrò nell’area pedonale del centro di Modena a forte velocità, travolgendo diverse persone. Il bilancio iniziale fu di otto feriti, quattro dei quali in condizioni particolarmente gravi. Dopo l’impatto, il 31enne avrebbe cercato di allontanarsi a piedi, arrivando a estrarre un coltello durante la fuga.
A fermarlo furono alcuni cittadini. Tra loro Luca Signorelli, che intervenne per bloccare l’uomo e rimase ferito durante la colluttazione. Le immagini e le testimonianze raccolte subito dopo raccontarono quei momenti concitati, mentre la polizia procedeva all’arresto e avviava gli accertamenti sul movente.
Fin dall’inizio la Procura di Modena contestò al 31enne l’accusa di strage e lesioni aggravate, mentre gli investigatori iniziarono a ricostruire la sua storia personale, i rapporti, le condizioni psichiche e soprattutto le eventuali motivazioni alla base del gesto. Gli accertamenti coinvolsero anche gli investigatori dell’antiterrorismo della DDA di Bologna, proprio per verificare ogni possibile ipotesi sul movente.
A rendere ancora più drammatica la vicenda fu poi l’evoluzione delle condizioni di una delle persone investite.
Monica Esposito, due mesi tra la speranza e la tragedia
Tra le vittime dell’investimento c’era Monica Esposito, 55 anni, residente a Nonantola. Quel pomeriggio passeggiava in centro insieme al marito, anche lui rimasto ferito.
Le condizioni della donna erano apparse immediatamente gravissime. Dopo il primo ricovero all’ospedale Maggiore di Bologna, venne successivamente trasferita all’Ospedale Civile di Baggiovara, a Modena. Per quasi due mesi non riprese conoscenza. Il 22 luglio 2026 le sue condizioni peggiorarono irrimediabilmente e Monica morì.
La famiglia decise di rispettare la volontà precedentemente espressa dalla donna e autorizzò la donazione degli organi. Una scelta compiuta nel momento più drammatico, che fu sottolineata anche dalle istituzioni e dagli operatori sanitari.
Particolarmente toccante fu il messaggio pubblicato dalla figlia sui social, nel quale ricordava le ultime parole ricevute dalla madre poco prima dell’incidente. La morte di Monica trasformò inoltre il quadro giudiziario dell’indagine: il bilancio della vicenda passò da otto persone ferite a una vittima deceduta e sette persone ferite, con un ulteriore aggravamento della posizione di El Koudri.
Il Comune di Modena proclamò il lutto cittadino per il giorno dei funerali, il 28 luglio, ricordando ufficialmente la morte della donna in conseguenza delle ferite riportate nell’attentato del 16 maggio.
La perizia e ciò che hanno rivelato i dispositivi
È su questo sfondo che assume particolare rilievo la nuova fase dell’indagine. La perizia psichiatrica era stata disposta dal GIP proprio per stabilire le condizioni mentali di El Koudri e valutare la sua capacità di intendere e di volere al momento dell’azione. L’incarico agli esperti era stato conferito a giugno e gli accertamenti erano iniziati nel mese di luglio.
Le prime conclusioni, rese note nelle ultime ore, indicano dunque la presenza di un disturbo psichiatrico che, secondo gli esperti, non avrebbe compromesso la capacità di comprendere e determinarsi al momento dei fatti. Non è però ancora il documento definitivo: gli esiti preliminari dovranno essere condivisi con i consulenti delle parti e l’elaborato conclusivo sarà discusso davanti al giudice il 2 ottobre.
Parallelamente, gli investigatori hanno analizzato telefoni, computer e altri dispositivi riconducibili al 31enne. Dagli accertamenti sono emerse numerose ricerche online riguardanti Isis, Stato Islamico, Osama Bin Laden, attentati e stragi avvenute in Europa. RaiNews riferisce inoltre della presenza di quattro videoclip nei quali El Koudri avrebbe pronunciato minacce e accuse rivolte all’Occidente e all’Italia.
Questi elementi, però, devono essere letti con cautela. Le ricerche online e i video non dimostrano da soli l’appartenenza a un’organizzazione terroristica, e dagli accertamenti finora riferiti dalle fonti non sarebbero emersi contatti con cellule o soggetti estremisti. Proprio per questo l’eventuale matrice terroristica rimane un tema investigativo distinto dalla valutazione psichiatrica.
Il passaggio del 2 ottobre sarà quindi particolarmente importante per comprendere come verranno valutate complessivamente le conclusioni degli esperti e quali effetti potranno avere sul procedimento. La capacità di intendere e di volere non equivale, da sola, all’accertamento di un movente terroristico: sono questioni diverse, che dovranno essere valutate sulla base degli elementi raccolti nell’indagine.
Il caso di Modena entra così in una nuova fase. Da una parte c’è la ricostruzione giudiziaria di ciò che accadde il 16 maggio; dall’altra, l’analisi dei contenuti trovati nei dispositivi e delle condizioni psichiche dell’imputato. Al centro rimane una città che quel pomeriggio vide la propria quotidianità spezzata e una famiglia, quella di Monica Esposito, che dopo quasi due mesi di attesa ha dovuto affrontare la perdita della propria congiunta. Le prossime settimane saranno decisive per capire come questi elementi verranno tradotti sul piano giudiziario.
Fonti
ANSA, RaiNews, Corriere di Bologna, la Repubblica, Gazzetta di Modena, Comune di Modena.



