Rachel Szor e Yuval Abraham al Festival del Cinema di Venezia 2026. Foto: LucaFazPhoto, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.
Il film diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor racconta, attraverso testimonianze anonime di militari e membri dell’intelligence israeliana, le operazioni condotte nella Striscia di Gaza. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, ha ricevuto una standing ovation di circa 25 minuti ed è diventato uno dei titoli più discussi del festival.
Il cinema torna al centro del dibattito internazionale con NAZA, il documentario presentato alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Il film, diretto dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, porta sul grande schermo una serie di testimonianze anonime di ex membri dell’intelligence e dell’esercito israeliano, concentrandosi sulle modalità con cui vengono individuati e colpiti gli obiettivi militari nella Striscia di Gaza.
L’opera ha suscitato una forte reazione al Festival di Venezia, dove ha ricevuto una standing ovation di circa 25 minuti, una delle più lunghe nella storia della manifestazione. Il documentario è stato inoltre inserito tra i titoli in concorso per il Leone d’Oro.
Di cosa parla NAZA
NAZA analizza il funzionamento delle operazioni militari israeliane a Gaza attraverso le testimonianze di persone che affermano di aver lavorato all’interno delle strutture militari e di intelligence.
Secondo la ricostruzione presentata nel film, alcune decisioni operative avrebbero previsto l’accettazione di un numero elevato di vittime civili come conseguenza degli attacchi contro obiettivi ritenuti collegati ad Hamas.
Il titolo del documentario deriva proprio da un termine utilizzato in ambito militare per indicare il numero previsto di vittime collaterali associate a un’operazione.
I registi sostengono che il film mostri un sistema nel quale la morte di civili non sarebbe sempre considerata un effetto imprevisto, ma potrebbe essere inserita nelle valutazioni operative prima di un attacco.
Le testimonianze, raccolte in forma anonima, riguardano anche l’utilizzo di sistemi tecnologici e strumenti di analisi dei dati per individuare presunti obiettivi nella Striscia di Gaza.
Le testimonianze dei militari israeliani
Il documentario raccoglie le dichiarazioni di numerosi ex membri dell’intelligence e dell’esercito israeliano.
Secondo quanto riferito dai registi, alcuni intervistati avrebbero descritto procedure attraverso cui venivano selezionati gli obiettivi e valutato il numero di civili che avrebbe potuto essere ucciso durante un bombardamento.
Tra gli elementi più controversi viene citato anche il possibile utilizzo di sistemi assistiti dall’intelligenza artificiale e di dati ricavati da telefoni cellulari e comunicazioni intercettate.
Una delle accuse contenute nel film riguarda la possibilità che interi edifici o aree residenziali siano stati colpiti pur sapendo che al loro interno potevano trovarsi famiglie e bambini.
Le dichiarazioni presenti nel documentario rappresentano però testimonianze raccolte dai suoi autori. La loro attendibilità e il loro significato dovranno essere valutati anche alla luce delle verifiche indipendenti e delle eventuali contestazioni delle autorità coinvolte.
La posizione dell’esercito israeliano
Le accuse contenute in NAZA sono state respinte dall’esercito israeliano.
Secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, le Forze di difesa israeliane hanno contestato la possibilità di verificare in modo indipendente le testimonianze anonime utilizzate nel film.
L’esercito ha inoltre respinto le ricostruzioni relative a un sistema completamente automatizzato per decidere gli attacchi, sostenendo che le decisioni operative vengono assunte da personale umano.
Israele continua a sostenere che le proprie operazioni militari siano dirette contro Hamas e che l’organizzazione utilizzi infrastrutture e aree civili per le proprie attività.
Il tema delle vittime civili resta uno dei punti più controversi della guerra a Gaza, iniziata dopo l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023.
Il successo alla Mostra del Cinema di Venezia
La presentazione di NAZA alla Mostra del Cinema di Venezia ha provocato una reazione particolarmente intensa da parte del pubblico.
Al termine della proiezione, il film ha ricevuto una standing ovation di circa 25 minuti, diventando uno dei titoli più discussi dell’intero festival.
Il documentario è stato accolto con grande attenzione anche perché affronta un tema di strettissima attualità attraverso un linguaggio cinematografico e giornalistico.
La pellicola è stata inserita nel concorso ufficiale della 83ª Mostra di Venezia, dove compete con altri film internazionali per i principali riconoscimenti, tra cui il Leone d’Oro.
Il verdetto della giuria, presieduta da Maggie Gyllenhaal, è atteso durante la cerimonia conclusiva del festival.
Gli autori di NAZA
Yuval Abraham e Rachel Szor sono due registi e giornalisti israeliani già conosciuti per il documentario No Other Land, realizzato insieme ad altri autori e premiato con l’Oscar.
Il precedente lavoro raccontava la demolizione di abitazioni palestinesi in Cisgiordania e aveva già attirato l’attenzione internazionale sul conflitto israelo-palestinese.
Con NAZA, i due registi hanno scelto di concentrarsi sulle dinamiche interne alle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza.
Le interviste sono state realizzate in forma anonima e, secondo gli autori, con l’obiettivo di proteggere le persone che hanno deciso di raccontare la propria esperienza.
Perché il film è anche una questione geopolitica
NAZA non è soltanto un documentario cinematografico.
Il film si inserisce infatti nel dibattito internazionale sulla guerra a Gaza, sulle responsabilità militari e politiche e sulle accuse rivolte a Israele per la gestione delle operazioni nella Striscia.
Le testimonianze contenute nell’opera sollevano interrogativi sul rapporto tra tecnologia, intelligence, decisioni militari e tutela della popolazione civile.
Il documentario affronta inoltre un tema centrale nella politica internazionale: il confine tra operazioni militari legittime, danni collaterali e possibili violazioni del diritto internazionale umanitario.
Le accuse contenute nel film non rappresentano da sole una sentenza giudiziaria. Tuttavia, la loro diffusione ha contribuito a riaccendere il confronto pubblico sulle modalità con cui viene condotta la guerra e sulle responsabilità da accertare.
Un documentario destinato a far discutere
La forza di NAZA sta anche nella scelta di raccontare la guerra attraverso le parole di persone che dichiarano di aver preso parte, direttamente o indirettamente, ai meccanismi militari.
Il film evita di concentrarsi soltanto sulle immagini della distruzione e prova invece a ricostruire il processo decisionale che precede un attacco.
Questa scelta ha contribuito a renderlo uno dei documentari più discussi della Mostra di Venezia, ma ha anche alimentato critiche e contestazioni.
Da una parte, gli autori sostengono di aver portato alla luce informazioni di grande rilevanza pubblica. Dall’altra, le autorità israeliane contestano le accuse e la verificabilità delle testimonianze.
Il confronto resta quindi aperto e coinvolge non soltanto il mondo del cinema, ma anche la politica, il giornalismo e le organizzazioni che si occupano di diritti umani.
Il caso NAZA tra cinema, informazione e attualità
La presentazione del documentario dimostra ancora una volta come il cinema possa diventare uno strumento per raccontare eventi geopolitici e conflitti internazionali.
NAZA utilizza il linguaggio del documentario per affrontare una delle questioni più controverse degli ultimi anni: il costo umano della guerra nella Striscia di Gaza.
La standing ovation ricevuta a Venezia ha confermato l’impatto dell’opera sul pubblico, mentre le reazioni contrapposte dimostrano quanto il tema sia ancora politicamente e socialmente divisivo.
Il film potrebbe ora proseguire il proprio percorso nei festival internazionali e contribuire a mantenere alta l’attenzione sulle accuse relative alle operazioni militari israeliane e sulla situazione dei civili palestinesi.
Per il momento, NAZA è uno dei titoli più discussi della Mostra del Cinema di Venezia e un’opera che si colloca al confine tra cinema, giornalismo investigativo e attualità internazionale.
Fonti
Reuters
Associated Press
The Guardian
La Biennale di Venezia
Sky TG24
Euronews



