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Il caso Garlasco torna ancora una volta al centro dell’attenzione, ma questa volta a parlare sono soprattutto le carte. Nelle ultime ore sono emersi nuovi documenti relativi al lavoro svolto dal Ris di Parma durante le prime indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, mentre la Procura di Pavia sta approfondendo proprio l’operato degli investigatori e dei consulenti che lavorarono sul caso nel 2007.
Tra i materiali finiti sotto la lente degli inquirenti ci sono le comunicazioni interne dell’allora comandante del Ris, Luciano Garofano, e alcuni documenti che, secondo quanto ricostruito nelle ultime ore, non risultavano inseriti nel fascicolo processuale originario.
Una parte di questi documenti è stata mostrata anche dalla trasmissione Ore 14, che ha portato all’attenzione del pubblico nuove carte relative alla fase investigativa iniziale. La vicenda si inserisce in un quadro già reso particolarmente delicato dalla scoperta delle due analisi negative effettuate nel settembre 2007 sul pedale della bicicletta di Alberto Stasi.
Le mail di Garofano e il controllo delle relazioni del Ris
Tra i documenti oggi al centro dell’attenzione ci sono alcune comunicazioni attribuite a Luciano Garofano e risalenti agli anni successivi all’omicidio.
Una delle mail, datata 27 agosto 2008, riguarda una valutazione tecnica sulle impronte insanguinate individuate nella villetta di via Pascoli e sulla possibilità di ricondurle alla scarpa dell’autore dell’omicidio.
Garofano, rivolgendosi all’allora capitano Aldo Mattei, non si limiterebbe a prendere atto del contenuto tecnico della relazione, ma interviene anche sulla forma e sulla sua impostazione, chiedendo che il testo fosse reso più semplice e diretto per una più agevole comprensione da parte del giudice per le indagini preliminari e, successivamente, della Corte d’Assise. Nella stessa comunicazione compare anche il riferimento alla necessità di chiedere eventualmente una proroga al pubblico ministero.
Ancora più significativa, sul piano del linguaggio utilizzato, è un’altra comunicazione dello stesso periodo nella quale Garofano invita a predisporre una trattazione che, attraverso riferimenti tecnici e scientifici, consentisse di “ridicolizzare” le argomentazioni del consulente della difesa Francesco Avato.
Un’altra mail, datata 4 marzo 2009, riguarda invece la consulenza balistica. In quel caso Garofano critica il lavoro prodotto e invita il proprio interlocutore a rafforzare la relazione, facendo riferimento anche all’“inesperienza” e all’“incapacità” dei consulenti di Alberto Stasi.
Questi documenti, da soli, non dimostrano che le prove siano state manipolate. Il loro interesse investigativo sta piuttosto nella possibilità di ricostruire quale fosse il livello di coinvolgimento del comandante del Ris nella preparazione, nella revisione e nella comunicazione delle conclusioni tecniche prodotte dai suoi uomini.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che oggi la Procura di Pavia sta cercando di chiarire.
Il nodo dei due test negativi sul pedale della bicicletta
Per comprendere perché le nuove mail assumano un peso particolare bisogna tornare al reperto che negli ultimi giorni è diventato uno dei punti centrali della nuova fase investigativa: il pedale della bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi.
Il 19 settembre 2007 un’analisi genetica aveva evidenziato un profilo attribuito a Chiara Poggi. Il giorno successivo, però, sullo stesso campione risultano due ulteriori corse elettroforetiche con esito negativo.
La Procura di Pavia ha confermato che di quei due tracciati negativi non è stata trovata traccia negli atti del procedimento e del successivo processo a carico di Stasi. È proprio questo il punto che ha fatto scattare gli approfondimenti sull’operato degli investigatori dell’epoca.
L’allora capitano Alberto Marino, sentito dagli inquirenti, ha dichiarato di aver informato la propria scala gerarchica e di ritenere di averne parlato con Garofano. Ha spiegato inoltre di non avere informato personalmente l’autorità giudiziaria, precisando che i rapporti con la Procura erano tenuti dal comandante del Ris.
Garofano, dal canto suo, ha fornito una ricostruzione differente. In particolare ha richiamato un verbale del 24 settembre 2007, sostenendo che tutti i risultati disponibili fino a quel momento fossero stati messi a disposizione dei consulenti delle parti, che avevano firmato il documento.
La difesa di Stasi sostiene invece di non essere stata informata del proseguimento delle analisi del 20 e 21 settembre. Un documento del 25 settembre 2007 attribuito agli avvocati dell’epoca di Stasi riferiva infatti che alla difesa non era stato comunicato il proseguimento degli accertamenti.
È questa contraddizione a rendere particolarmente importante la ricostruzione della catena informativa: chi sapeva cosa, quando lo seppe e a chi lo comunicò?
La misteriosa valutazione psicologica su Alberto Stasi
Alle questioni relative al DNA si è aggiunto un secondo elemento, emerso il 5 ottobre e rilanciato anche da Ore 14: un documento di 13 pagine e 17 punti relativo alla personalità di Alberto Stasi.
Il documento, acquisito dalla Procura di Pavia il 10 settembre 2026 durante l’acquisizione degli archivi del Ris di Parma, è intestato alla psicologa e criminologa Alessandra Bramante. Non presenta però una data né una firma autografa.
Il testo analizza alcuni verbali resi da Stasi tra il 13 e il 22 agosto 2007 e contiene osservazioni sul suo comportamento e sulle sue dichiarazioni. Tra le caratteristiche annotate compaiono riferimenti a presunta freddezza, narcisismo, capacità manipolativa e atteggiamenti considerati privi di emozioni nei confronti della vittima.
Ma proprio qui emerge un’altra anomalia.
La professionista alla quale il documento è intestato ha negato di averlo redatto. Alessandra Bramante, intervenuta anche attraverso la redazione di Ore 14, ha spiegato di non aver mai realizzato un profilo personologico di Alberto Stasi e ha sottolineato che le proprie relazioni professionali sono normalmente datate e firmate.
Il documento, inoltre, secondo quanto emerso, non risulta essere stato richiesto dalla Procura di Vigevano né depositato negli atti dell’epoca.
Ed è proprio questo a renderlo investigativamente interessante: non tanto le valutazioni psicologiche contenute nel testo, che non costituiscono una perizia giudiziaria, quanto la domanda su chi lo abbia prodotto, a quale titolo, utilizzando quali documenti e per quale finalità.
Un documento particolarmente delicato: i verbali utilizzati per l’analisi
C’è un ulteriore elemento che gli investigatori dovranno chiarire.
La valutazione psicologica utilizza infatti ampi passaggi di tre verbali delle dichiarazioni rese da Stasi nei giorni immediatamente successivi alla morte di Chiara: il 13 agosto, il 17 agosto e il 22 agosto 2007.
Si tratta quindi di comprendere come quei documenti siano arrivati nella disponibilità di chi ha materialmente redatto la valutazione e attraverso quale canale siano stati utilizzati.
Non significa automaticamente che sia stato commesso un illecito. Ma è un interrogativo che, inserito nel quadro più ampio delle nuove verifiche sui materiali conservati negli archivi del Ris, assume un peso particolare.
Perché le nuove carte sono importanti
Il punto centrale della vicenda non è dunque una singola mail e nemmeno la misteriosa valutazione psicologica.
Il vero tema è la ricostruzione del metodo investigativo utilizzato nella prima indagine su Alberto Stasi.
Da una parte ci sono documenti che mostrano l’intervento di Garofano nella revisione e nell’impostazione di alcune relazioni tecniche del Ris. Dall’altra ci sono i due risultati genetici negativi del 20 settembre 2007, oggi acquisiti attraverso i dati grezzi delle analisi e dei quali non è stata trovata traccia nel fascicolo processuale. A questi si aggiunge ora un documento psicologico presente negli archivi del Ris, ma non riconosciuto dalla professionista alla quale risulta intestato.
Sono tre piani differenti e non devono essere confusi.
Il primo riguarda il modo in cui venivano elaborate le relazioni tecniche.
Il secondo riguarda la gestione e la trasmissione dei risultati scientifici.
Il terzo riguarda l’esistenza e l’origine di una valutazione psicologica mai formalmente depositata.
Sarà la Procura a stabilire se esista un collegamento tra questi elementi oppure se si tratti di vicende distinte.
Garofano: “Non abbiamo nascosto nulla”
Luciano Garofano ha respinto con decisione l’ipotesi di manipolazioni o depistaggi.
In un’intervista al Corriere della Sera ha sostenuto di avere una certezza assoluta sull’assenza di manipolazioni e ha continuato a difendere il lavoro svolto dal Ris durante le indagini. Ha inoltre ribadito la propria convinzione sulla responsabilità di Alberto Stasi nell’omicidio di Chiara Poggi, richiamando la sentenza definitiva.
La sua posizione è quindi nettamente contrapposta alla lettura che sta emergendo dagli approfondimenti della Procura.
Ed è proprio per questo che le nuove comunicazioni interne assumono un significato particolare: non perché costituiscano automaticamente la prova di un illecito, ma perché permettono agli investigatori di confrontare ciò che oggi viene ricordato dai protagonisti con ciò che emerge dalle carte dell’epoca.
La Procura continua a scavare nelle indagini del 2007
La nuova fase dell’inchiesta non riguarda soltanto Andrea Sempio.
La Procura di Pavia ha infatti riportato sotto esame numerosi aspetti delle indagini scientifiche condotte nel 2007, arrivando a sentire nelle scorse settimane Garofano e diversi ufficiali che all’epoca lavoravano al Ris.
Gli accertamenti riguardano DNA, impronte, reperti e modalità con cui furono acquisiti e trasmessi i risultati delle analisi.
Il comandante generale dell’Arma, Salvatore Luongo, ha dichiarato che, qualora la magistratura dovesse accertare irregolarità o responsabilità individuali, l’Arma collaborerà pienamente con gli inquirenti e agirà con fermezza.
È una presa di posizione che fotografa bene il punto in cui si trova oggi il caso: non ci sono ancora conclusioni definitive sulle eventuali responsabilità degli investigatori dell’epoca, ma ci sono abbastanza elementi da avere spinto la magistratura a riesaminare documenti e procedure risalenti a quasi vent’anni fa.
Il vero interrogativo resta aperto
A diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco sembra quindi essere entrato in una fase nella quale non vengono più analizzate soltanto le prove contro o a favore dei protagonisti della vicenda, ma anche le modalità con cui quelle prove furono raccolte, interpretate e trasmesse.
Le mail di Garofano, i due tracciati negativi del DNA sui pedali, la valutazione psicologica non depositata e i documenti recuperati dagli archivi del Ris compongono un quadro che merita di essere ricostruito senza anticipare conclusioni che oggi non sono ancora nelle carte giudiziarie.
La domanda decisiva, a questo punto, non è soltanto che cosa fu trovato nel 2007, ma anche che cosa fu comunicato, che cosa rimase fuori dagli atti e perché.
Ed è proprio su questo terreno che la Procura di Pavia continua a indagare.
Fonti
Per la ricostruzione sono state consultate ANSA, RaiNews, RaiPlay/Ore 14, Corriere della Sera, La Stampa, Il Giornale, Sky TG24, TGcom24, Open e le ricostruzioni relative agli atti acquisiti dalla Procura di Pavia. In particolare, ANSA ha documentato l’esistenza della valutazione psicologica di 13 pagine e 17 punti e la smentita della criminologa Alessandra Bramante; ANSA ha inoltre riportato la posizione di Garofano sui risultati del DNA e il verbale del 24 settembre 2007.
Il Corriere della Sera ha ricostruito il nodo delle due controanalisi negative del 20 settembre e ha riportato la posizione di Garofano.
Il Giornale, nell’aggiornamento del 6 ottobre, ha pubblicato la ricostruzione delle mail del 2008 e 2009 attribuite a Garofano e dei rapporti con gli ufficiali del Ris.
RaiPlay/Ore 14 aveva già dedicato il 5 ottobre un servizio alla scoperta della valutazione psicologica conservata negli archivi del Ris.



