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La terza udienza del processo per l’omicidio di Pamela Genini si è aperta oggi, lunedì 5 ottobre 2026, davanti alla Corte d’Assise di Milano con le dichiarazioni spontanee di Gianluca Soncin. L’imputato, accusato dell’omicidio della 29enne, si è rivolto alla famiglia della vittima chiedendo scusa e dicendo di comprendere il peso delle proprie azioni.
«In questo momento di profondo dolore e grande tristezza desidero rivolgere alla famiglia Genini le mie più sentite scuse», ha dichiarato Soncin in aula. L’imputato ha aggiunto di sapere che il perdono non può essere preteso, affermando che da quel giorno le vite sono profondamente cambiate e che il ricordo di Pamela resterà indelebile. Ha quindi concluso dicendo di volersi assumere fino in fondo le conseguenze del dolore provocato e le proprie responsabilità.
La giornata processuale prosegue con le testimonianze degli agenti della Polizia intervenuti la sera del delitto e con quelle dei vicini di casa, chiamati a ricostruire gli ultimi momenti prima dell’intervento delle forze dell’ordine.
L’omicidio di Pamela Genini e il processo a Gianluca Soncin
Pamela Genini, 29 anni, originaria di Strozza, nel Bergamasco, è stata uccisa il 14 ottobre 2025 nell’appartamento di via Iglesias, a Milano.
Secondo la ricostruzione investigativa alla base dell’accusa, Gianluca Soncin sarebbe entrato nell’abitazione dell’ex compagna utilizzando una copia delle chiavi e l’avrebbe aggredita con un coltello. L’accusa contesta l’omicidio volontario pluriaggravato, con le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi, della crudeltà e della relazione affettiva terminata. Per queste contestazioni Soncin rischia l’ergastolo.
Il processo è iniziato il 4 giugno 2026 davanti alla Corte d’Assise di Milano. In quella prima udienza la madre di Pamela, Una Smirnova, si è costituita parte civile insieme ai fratelli Nicola e Veronica Genini. La Corte ha invece respinto la richiesta di costituzione come parte civile di Francesco Dolci, che nel procedimento è stato indicato come persona vicina alla vittima e che è, separatamente, indagato dalla Procura di Bergamo nell’inchiesta sulla profanazione della tomba.
Le violenze precedenti e quella sera di ottobre
Nel corso del processo sono già emersi elementi relativi al rapporto tra Pamela e Soncin e agli episodi di violenza che avrebbero preceduto l’omicidio.
Durante l’udienza del luglio scorso sono stati ricostruiti alcuni interventi delle forze dell’ordine e i contatti tra Pamela e Francesco Dolci nelle ore immediatamente precedenti all’aggressione. La giovane aveva chiesto aiuto a Dolci tramite WhatsApp dopo aver riferito che Soncin era entrato nella sua abitazione. Dolci aveva quindi contattato la Polizia.
In aula sono stati inoltre mostrati filmati realizzati dagli agenti intervenuti nell’appartamento. La Corte ha così potuto ricostruire gli ultimi istanti della vita di Pamela e l’intervento della Polizia, mentre i testimoni hanno riferito quanto accaduto quella sera.
Si tratta di elementi che appartengono al procedimento penale in corso e che dovranno essere valutati dalla Corte nel loro complesso prima della decisione finale.
La seconda indagine: la tomba di Pamela profanata
Parallelamente al processo per l’omicidio, il caso Genini è stato interessato da un secondo filone investigativo, ancora più inquietante.
La profanazione della tomba di Pamela è stata scoperta il 23 marzo 2026, circa cinque mesi dopo la sua morte. Il feretro, custodito nel cimitero di Strozza, è stato trovato privo della testa. La scoperta è avvenuta quando la bara doveva essere trasferita dal loculo provvisorio alla cappella di famiglia.
La Procura di Bergamo ha aperto un fascicolo per fare luce sulla sottrazione della testa e sulle modalità con cui qualcuno è riuscito ad accedere al feretro. Tra le ipotesi di reato figura il vilipendio di cadavere, insieme alla contestazione relativa alla sottrazione dal feretro.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la bara presentava segni compatibili con un’apertura e una successiva chiusura effettuate nel tentativo di non lasciare tracce evidenti. La testa di Pamela non è stata ritrovata.
Francesco Dolci indagato per la profanazione

Immagine tratta da una trasmissione Rai, utilizzata a corredo dell’articolo giornalistico.
Nel maggio 2026 l’inchiesta sulla profanazione ha avuto una svolta con l’iscrizione nel registro degli indagati di Francesco Dolci, 41 anni, imprenditore di Sant’Omobono Terme ed ex compagno o persona sentimentalmente legata a Pamela in passato.
Dolci è indagato per vilipendio di cadavere e profanazione di sepolcro. L’uomo è stato interrogato per diverse ore dai carabinieri e, successivamente, sono state perquisite la sua abitazione e quella dei genitori. Alcuni oggetti sono stati sequestrati e destinati ad accertamenti.
È fondamentale sottolineare che Dolci è indagato e non è stato condannato per questi fatti. L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un passaggio dell’inchiesta e non equivale a una responsabilità accertata.
Dolci ha negato di avere avuto un ruolo nella profanazione e ha pubblicamente dichiarato la propria estraneità alle accuse. In una dichiarazione resa dopo l’interrogatorio ha affermato di essere innocente e di non avere paura delle indagini.
Le telecamere e gli accertamenti degli investigatori
Uno degli elementi esaminati dagli inquirenti sono le immagini delle telecamere di sicurezza relative all’area del cimitero e ai giorni immediatamente precedenti alla scoperta della profanazione.
Gli investigatori hanno inoltre effettuato accertamenti e perquisizioni nelle proprietà riconducibili a Dolci. Nel corso delle verifiche sono stati repertati diversi elementi sottoposti ad analisi. L’obiettivo è stabilire chi abbia materialmente aperto il feretro, sottratto la testa e, soprattutto, dove sia stata portata.
L’inchiesta, dunque, procede su un binario autonomo rispetto al processo per l’omicidio di Pamela.
Il ruolo di Dolci nel processo per l’omicidio
La posizione di Francesco Dolci ha assunto nel tempo una particolare complessità.
La sera del 14 ottobre 2025 Pamela gli aveva scritto mentre Soncin si trovava nella sua abitazione. Dolci aveva contattato le forze dell’ordine ed è stato successivamente indicato tra le persone che potrebbero contribuire alla ricostruzione di quei momenti attraverso la propria testimonianza.
Nel processo per l’omicidio, tuttavia, la Corte d’Assise di Milano non lo ha ammesso come parte civile. La decisione è stata motivata anche dalla natura e dalla durata del rapporto con Pamela, ritenuti non sufficienti a riconoscergli la legittimazione alla costituzione di parte civile.
Resta invece aperto il procedimento della Procura di Bergamo relativo alla profanazione della tomba.
Un anno dopo l’omicidio, il caso Genini resta aperto su più fronti
Il calendario rende particolarmente significativo l’aggiornamento di oggi. Il prossimo 14 ottobre 2026 sarà infatti trascorso un anno dall’omicidio di Pamela Genini.
I funerali si erano svolti il 24 ottobre 2025 a Strozza e il corpo era stato successivamente collocato in un loculo provvisorio, in attesa del trasferimento nella cappella di famiglia. Proprio quel luogo di sepoltura sarebbe poi diventato, mesi dopo, teatro della profanazione.
A quasi un anno dalla morte, dunque, la vicenda giudiziaria rimane articolata in due procedimenti distinti: da una parte il processo davanti alla Corte d’Assise di Milano contro Gianluca Soncin per l’omicidio di Pamela; dall’altra l’indagine della Procura di Bergamo sulla profanazione della tomba e sulla scomparsa della testa della giovane.
Le scuse di Soncin e la nuova giornata in aula
È in questo contesto che assumono particolare rilievo le parole pronunciate oggi da Gianluca Soncin.
Per la prima volta nel corso del dibattimento, l’imputato ha rivolto direttamente le proprie scuse alla famiglia di Pamela, parlando del dolore provocato e dicendo di assumersi le proprie responsabilità. Le sue dichiarazioni arrivano mentre il processo entra nella fase dedicata alle testimonianze e alla ricostruzione dei fatti attraverso gli elementi raccolti durante le indagini.
Il processo proseguirà con l’esame dei testimoni e degli altri elementi acquisiti dalla Corte. Parallelamente, gli investigatori bergamaschi continuano a lavorare per chiarire chi abbia profanato la tomba di Pamela e che fine abbia fatto la testa della giovane.
Sono due percorsi giudiziari distinti, ma entrambi ruotano attorno alla stessa domanda: fare piena luce sulla morte di Pamela Genini e su ciò che è accaduto dopo la sua sepoltura.
Fonti
BergamoNews, Corriere Bergamo, ANSA, RaiNews, la Repubblica, Agenzia Nova e Mediaset Infinity.



